Il tour del volume “Sull’Arca e dentro la balena” non poteva non avere una sua significativa tappa alla vigilia del 25 Aprile. Resistenza e Liberazione sono termini che potenti ri-emergono nel testo di Dharmapala – Claudio Torrero. Con il portato di domande che, oggi come allora, in qualche modo, tornano a bruciare nei cuori. E non sono domande astratte, bensì quelle che attraversano la carne di questo presente sempre più segnato dalla “terza guerra mondiale a pezzi” profeticamente già denunciata da papa Francesco.
Cosa significa oggi resistere? In una circostanza tanto interpellante, poi, è (ancora) possibile tenere insieme la materia e lo spirito, la lotta e la compassione, la storia e l’assoluto?
Venerdì 24 aprile, alle 21, nella Sala Santa Marta di Ivrea, una serata che non è soltanto un incontro, ma un attraversamento. Un viaggio dentro le contraddizioni del nostro tempo e dentro la possibilità, ostinata, di non arrendersi.
Non è casuale che tutto questo accada a Ivrea.
Ivrea è una città sui generis e con un’identità peculiare, forte di una memoria viva, un vero laboratorio culturale e politico del Novecento. Qui l’esperienza di Adriano Olivetti ha trasformato la fabbrica in comunità, intrecciando lavoro, cultura, diritti e partecipazione in un unico progetto umano. Qui hanno preso forma visioni capaci di attraversare le stagioni della nuova sinistra, degli anni sessanta e settanta, e di costruire un’idea di giustizia sociale che non separa mai la politica dalla dignità della persona. E sempre qui ha risuonato la voce di Luigi Bettazzi, interprete di un cristianesimo conciliare e inquieto, aperto al dialogo con il mondo del lavoro, con la pace, con i movimenti sociali.
Un’eredità che, in qualche modo, continua a interrogare il presente.
Dentro questo orizzonte, allora, la vigilia del 25 aprile torna a essere non solo memoria, ma domanda viva. Continuità di una resistenza che cambia forma, ma non smette di esistere.
In questo caso partendo dalla testimonianza di Dharmapala – Claudio sulla Flottilla: non come mero osservatore, bensì come presenza consapevole, come corpo esposto, come coscienza in cammino. La sua voce si intreccerà con quella dell’attore Fabrizio Marras e con l’accompagnamento musicale di Salvatore Damino, in un racconto che è insieme cronaca e meditazione, ferita e preghiera. In dialogo con Jacopo Pitti e lo stesso Salvatore, l’interrogarsi su quale forma può prendere oggi la disobbedienza. E la speranza?
A fare da eco, le canzoni che hanno attraversato un’altra stagione di lotta e sogni, tra i ’60 e i ’70 del “secolo breve”. Non come nostalgia, ma come filo vivo che lega le resistenze di ieri a quelle di oggi. Un richiamo a quell’orizzonte in cui politica e spiritualità non erano mondi separati, ma parti di un’unica tensione verso la giustizia.
Questa serata nasce dentro un solco preciso: quello di una tradizione civile e spirituale, laica e profondamente etica, capace di tenere insieme radicalità politica e umanesimo. È in questo stesso solco che si inserisce l’impegno dell’associazione Nuovi Equilibri Sociali, che da anni, tra Ivrea e Biella, promuove cultura, solidarietà e partecipazione, costruendo spazi in cui le idee diventano esperienza condivisa.
Una proposta che non offre risposte facili, ma apre spazi. Spazi per sentire, per ricordare, per scegliere. Perché, forse, resistere oggi significa proprio questo: non smettere di cercare un senso comune, anche quando tutto sembra spingerci verso l’indifferenza.
Marco Margrita
Direttore Gondour Edizioni