
Fiesole, sulle rotte della pace
Il viaggio di Claudio Torrero nel segno di Ernesto Balducci
«Se vuoi la pace prepara la pace». Con questa affermazione Ernesto Balducci ribaltò l’antico motto romano Si vis pacem, para bellum, indicando una prospettiva radicalmente nuova: la pace non nasce dalla forza delle armi, ma dalla capacità di superare la logica del nemico e di riconoscersi parte di un’unica comunità umana.
È nel segno di questa eredità che lunedì 19 ottobre, alle 17.45, la Sala del Basolato del Comune di Fiesole ospiterà una nuova tappa del tour di Sull’Arca e dentro la balena. Un monaco in viaggio con la Flotilla (Interdependence con Gondour Edizioni), il memoir di Dharmapala-Claudio Torrero che racconta l’esperienza vissuta a bordo della Flotilla diretta verso Gaza, trasformando il diario di viaggio in una riflessione sulla nonviolenza, sul dialogo e sulla responsabilità umana.
Il legame con Fiesole è particolarmente significativo. La città custodisce la memoria di Balducci e della sua esperienza alla Badia Fiesolana, divenuta negli anni un punto di riferimento per il confronto tra culture, religioni e visioni del mondo differenti. Cattolici e laici, credenti e non credenti, uomini e donne provenienti da tradizioni diverse trovarono in quel luogo uno spazio di dialogo fondato sulla convinzione che nessuna pace sia possibile senza riconoscere l’altro come parte della stessa famiglia umana.
Alla serata interverranno Grazia Bellini, presidente della Fondazione Ernesto Balducci, Alessandro D’Alessandro, già docente di filosofia all’Università di Firenze, e Massimo Shido Squilloni, fondatore dell’esperienza spirituale Un fiore si apre, comunità che si richiama allo Zen Rinzai lungo il sentiero tracciato dal maestro Engaku Taino. Le diverse sensibilità presenti restituiscono la dimensione interreligiosa dell’incontro, in sintonia con l’apertura al dialogo che contraddistinse l’opera di Balducci.
Anche il titolo del libro racchiude una forte valenza simbolica. L’Arca rappresenta l’umanità che cerca salvezza attraverso la solidarietà e la nonviolenza; la Balena richiama invece la necessità di attraversare il male, il conflitto e la sofferenza per giungere a una comprensione più profonda di sé e del mondo.
È qui che il percorso di Claudio Torrero incontra in modo particolarmente suggestivo il pensiero di Balducci e il suo Il cerchio si chiude. Nel libro e nell’esperienza della Flotilla, il cerchio sembra chiudersi anche per Torrero: le diverse stagioni della sua vita, dall’impegno politico degli anni Settanta alla ricerca filosofica, dall’attività educativa al dialogo interculturale e interreligioso, fino all’approdo alla vita monastica buddhista, trovano un punto di convergenza nella navigazione verso Gaza. Non si tratta di un ritorno al punto di partenza, ma della possibilità di rileggere il cammino compiuto alla luce di una consapevolezza nuova. L’esperienza a bordo della Flotilla porta così a ricomporre dimensioni che potrebbero apparire distanti: la militanza e la spiritualità, la riflessione filosofica e l’azione concreta, la ricerca interiore e la responsabilità verso gli altri. Anche il confronto con il cristianesimo, l’ebraismo e le radici spirituali dell’Occidente si inserisce in questo itinerario, nel quale la scelta di raggiungere Gaza assume un significato che va oltre il gesto individuale. Il viaggio diventa testimonianza della necessità di non restare indifferenti di fronte alla sofferenza umana.
Il richiamo a Balducci conduce allora all’Uomo planetario, titolo della sua opera più emblematica e orizzonte della sua riflessione sulla condizione umana. Diventare uomini planetari significa superare le appartenenze chiuse, le contrapposizioni tra popoli e la stessa idea del nemico per riconoscersi parte di un’unica umanità, legata da un destino comune. Non significa cancellare le differenze, ma assumere la responsabilità di una convivenza nella quale nessuno possa considerare estranea la sorte dell’altro.
È su questo terreno che la testimonianza di Torrero incontra l’eredità di Balducci. Il cerchio si chiude quando le esperienze di una vita convergono in una scelta concreta, e al tempo stesso si apre a una dimensione più ampia: quella di una coscienza capace di oltrepassare i confini geografici, culturali e religiosi. La rotta verso Gaza diventa così il luogo in cui la ricerca personale si misura con una delle grandi ferite del nostro tempo e con la domanda che attraversa il pensiero di Balducci: come imparare a riconoscere nell’altro non un estraneo o un avversario, ma una parte irrinunciabile del nostro stesso destino?
La musica contribuirà a dare ulteriore intensità alla serata, offrendo un altro linguaggio attraverso cui persone e culture possono incontrarsi. L’intermezzo musicale sarà affidato al mezzosoprano Ramona Gabriella Peter e al tenore Fabrizio Falli, artisti del Coro del Maggio Musicale Fiorentino. Le loro voci accompagneranno la riflessione con un momento di bellezza e raccoglimento, intrecciando espressione artistica, ricerca spirituale e ascolto.
In un’epoca segnata da guerre, paure e contrapposizioni identitarie, l’appuntamento di Fiesole supera i confini di una presentazione libraria e diventa un’occasione per interrogarsi sul significato della pace e sulla responsabilità che ciascuno porta nei confronti degli altri. L’Uomo planetario di Balducci non è una figura astratta, ma una possibilità affidata alla coscienza e alle scelte di ciascuno: riconoscere che il destino di ogni persona è legato a quello dell’intera umanità. È da questa consapevolezza che può nascere una cultura della pace, capace di trasformare il riconoscimento dell’altro in incontro, solidarietà e responsabilità condivisa.