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Segna il passo la manifestazione “Il Dio degli altri”

 
Ascoltiamo e riportiamo qui di seguito il dialogo tra un esponente di Interdependence e uno di Kinoetika riguardo alla manifestazione Il Dio degli altri, che avrebbe dovuto iniziare nell’autunno 2020. Da qualche anno le due associazioni hanno iniziato un rapporto di collaborazione attiva e di comune progettualità, di cui quella manifestazione doveva essere un momento impegnativo e fondante.
Interdependence: Il Dio degli altri ha preso forma la scorsa estate. Partivamo dal desiderio di realizzare un intervento deciso e incisivo nel tessuto sociale piemontese e aprire un più ampio dibattito culturale con modalità ed esiti nuovi, coinvolgendo discipline diverse e soprattutto i giovani, tutti i giovani. L’ambito in cui l’idea è sorta è stato il gruppo multiconfessionale Noi siamo con voi, di cui è portavoce l’ex assessore regionale Giampiero Leo, promotore a Torino e in Piemonte di molte iniziative di dialogo interreligioso e di mobilitazione contro la strumentalizzazione politica delle differenze religiose, e in solidarietà delle vittime, le troppe vittime dei crimini ‘in nome di Dio’ degli anni scorsi e di oggi.
Kinoetika Da quando ci avete fatto l’invito a coprogettare una manifestazione di questo tipo ci è venuto naturale far riferimento alle nostre passate esperienze di animatori del Punto Verde di Porta Palazzo chiamato Gallerie del Reale, che conobbe varie edizioni nel decennio scorso. La nostra esperienza di quegli anni è che sarebbe importante che fossero le varie comunità ad esprimersi liberamente, e anzi a cogestire la manifestazione. Esperienze importanti quali anche la Televisione di Porta Palazzo, che vivemmo in quegli anni, ci hanno dimostrato che non serve più di tanto fare qualcosa ‘per’ le comunità immigrate, quanto ‘con’ le comunità, con lo scopo di metterle in luce. Quando abbiamo sentito don Ermis Segatti parlare di una manifestazione che coinvolgesse proprio in questo modo le comunità, abbiamo capito che potevamo lavorare insieme
Interdependence Sì, don Ermis esprimeva il nostro pensiero e anche il sentimento profondo da cui aveva preso vita Noi siamo con voi: ‘essere con voi’ significa mettere al centro del proprio agire il ‘voi’, contribuendo a farlo uscire dall’ombra. Certamente, lo sapete bene, le comunità immigrate hanno grossi problemi di rappresentanza, di decisionalità, sono in qualche modo ‘difficili’ e molto diverse l’una dall’altra. E sono anche tante...
Kinoetika Infatti furono queste le considerazioni che ci portarono a capire che Il Dio degli altri - questo titolo lo trovammo insieme quasi da subito - poteva essere pensato e utilizzato per formare la collaborazione tra le comunità e la città e tra le diverse comunità tra loro. Il Dio degli altri poteva veramente essere pensato come un ambito di promozione e scambio, utile per la formazione di identità di comunità disposte al dialogo. Anche potrebbe promuovere la formazione per nuovi leader di comunità. Ma perché così fosse, Il Dio degli altri avrebbe dovuto necessariamente svolgersi su di un arco di tempo lungo: due, tre anni, e coinvolgere le comunità in vari modi, dando stimoli diversi e creando differenti modalità di collaborazione. Ed è appunto in questa dimensione pluriennale che sono state pensate le varie iniziative.
Interdependence E oltre a ciò l’estate scorsa pensammo anche di diversificare la manifestazione su tre livelli: uno educativo, uno artistico e uno culturale...
Kinoetika Sì, culturale in varie accezioni... La città e più in generale la cultura della società ospite devono orientarsi verso una nuova disponibilità, una nuova chiarezza, ridefinire delle cose, a cominciare dall’interpretazione del cosidetto ‘fenomeno migratorio’, che sempre più, e a ragione, in Europa è considerato e definito oggi come ‘diaspora’: culture trapiantate in luoghi lontani e talvolta ostili o ignoranti. Da qui la dicitura finale: Il Dio degli altri - Diaspore del Terzo Millennio. Fin dall’inizio, Il Dio degli altri ci è sembrato anche l’occasione per ‘alzare il tiro’ e mobilitare persone di cultura di livello europeo, coinvolgendole in un dibattito nuovo, anche nelle forme; e gli esiti e i contenuti di questo avrebbero dovuto rendersi disponibili universalmente, mettendo in campo nuovi metodi, nuovi media, nuova tecnologia e organizzazione narrativa. Questo fermo restando che Il Dio degli altri doveva contemporaneamente mantenere le sue radici popolari e locali, coinvolgere i giovani, vivere nelle scuole, come Interdependence da tempo non solo predica, ma concretamente fa...
Interdependence Il radicamento di questa iniziativa tra i giovani è fondamentale. Noi da molti anni attraverso i programmi Tornare a Educare e Torino Città Aperta cerchiamo di coivolgere gli studenti - e gli insegnanti, beninteso - in ‘avventure formative’ attraverso la città e i luoghi tipici dell’immigrazione: i mercati, i portici, i luoghi di culto, favorendo lo scambio tra i ragazzi e le diverse comunità. Una conoscenza reciproca, una esperienza, anche necessariamente forte, della società multiculturale e multireligiosa, che culmina con l’incontro con la povertà e la sofferenza e con le persone e le organizzazioni che si dedicano all’intervento volontario per sostenere proprio quella sofferenze e quella povertà. Le varie classi coinvolte nelle nostre iniziative incontrano il Sermig, Progetto Leonardo ONLUS, i Francescani, vanno a distribuire pasti in strada ai senza tetto dopo aver visitato moschee e chiese e meditato insieme. Il Dio degli altri apre una porta tra il mondo della scuola e le comunità; le accoglie nelle classi e le incontra nelle strade e nei luoghi tipici. Un percorso che ci coinvolge come Interdependence da tanti anni; ma che certo anche altri educatori di Noi siamo con voi hanno percorso e percorrono, a modo loro, da molto tempo, e con loro chissà quanti altri educatori. Si tratta di realizzare una sinergia di queste differenti iniziative e organizzarle in un piano ampio e organico, facendo tesoro dell’esperienza di ciascuno. I giovani devono essere al centro de Il Dio degli altri; se no, perché farlo?
Kinoetika Certamente. E vanno coinvolti anche nel provare a restituire qualcosa di questi momenti così importanti e ricchi di emozioni: fotografie, video, racconti, teatro, disegni: tutto quanto può essere fatto insieme agli insegnanti di buona volontà. Ma non è un segreto che Interdependence ha anche qualcos’altro da proporre ai giovani, italiani e delle comunità...
Interdependence Si, infatti. Il Dio degli altri può, e crediamo deve, diventare il laboratorio di un nuovo volontariato giovanile, interreligioso e intercomunitario. Già stiamo realizzando, insieme a Progetto Leonardo ONLUS, delle significative esperienze in questa direzione: i giovani sanno collaborare, si riconoscono - al di là delle differenti etnie e appartenenze religiose - nell’agire insieme e in qualche misura lo stanno facendo anche ora, in questi giorni del coronavirus. Il Dio degli altri è l’occasione perché sempre più giovani considerano il volontariato - un nuovo modello di volontariato - come un modo di dare un significato pieno alla propria esistenza, dando vita ad una sorta di ‘militia’ per il bene (‘militia’ intesa ovviamente in termini non politici), che garantisca pace e sicurezza alle città sostenendo i più deboli. Si tratta di rielaborare e proporre qui e ora una sorta di nuova ‘etica cavalleresca’ che assegni un nuovo valore all’essere giovani oggi, formando cittadini protagonisti di città in rapido cambiamento.
Kinoetika L’impegno giovanile e il radicamento nelle scuole possono diventare un elemento forte per il successo della manifestazione: proprio i giovani, piemontesi e delle comunità, possono garantire il successo delle varie iniziative previste tra cui anche il Festival delle comunità, estivo, dove ogni comunità è invitata a farsi protagonista di una grande festa comune, che è uno degli aspetti artistici de Il Dio degli altri. Altre componenti della dimensione artistica della manifestazione si fondano sul coinvolgimento di autori e artisti cittadini che di volta in volta offrono i propri talenti per dare spessore e colore a differenti momenti collettivi: dalla prevista mostra fotografica sulla religiosità nella diaspora a interventi musicali di alto livello.
Interdependence ...senza dimenticare la progettata inchiesta, con la collaborazione dell’Università e del CESNUR, sullo tema della religiosità della diaspora, e il vostro documentario sulle tracce di quell’inchiesta... Comprendere e valorizzare la funzione della religione nella diaspora è un passaggio fondamentale per il nostro futuro: osservarne le possibili mutazioni, scoprendone permanenze e contaminazioni, ci offre importanti informazioni e stimoli
Kinoetika Ora però dobbiamo ripensare e rivedere insieme agli amici di Noi siamo con voi questo progetto, grande e articolato, pensato per un tempo senza mascherine e guanti...
Interdependence Molte cose potranno essere comunque fatte, nei modi che saranno possibili. Non è tempo di rinunce, ma anzi il momento di usare ancor più l’intelligenza per portare avanti un discorso e delle azioni profondamente connesse con la costruzione del futuro di una società, certamente segnata dall’esperienza del Covid-19, ma, proprio per questo, con sempre più necessità di una riconsiderazione dei propri fondamenti etici e spirituali. Una società che è fatta da diversi attori, provenienti da diverse parti del mondo e tuttavia egualmente protagonisti e artefici della Città futura, comunque essa sarà.

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