
Dieci giorni dopo il capodanno, Yom Kippur è la celebrazione più solenne del calendario ebraico. È il giorno della preghiera, della penitenza e del digiuno, della confessione dei peccati e della richiesta di perdono.
Ma di cosa ci si dovrebbe dichiarare colpevoli se non dell’autoaffermazione senza remore e senza badare ai mezzi, dell’indifferenza alle ragioni e alla sofferenza altrui, della disumanità che si contribuisce a diffondere? E c’è un modo di espiare che non sia aprire il proprio cuore alla riconciliazione?