C’è un nesso particolarmente diretto tra l’ultima giornata del Festival della Nonviolenza e della resistenza civile/Eirenefest Torino e il libro che venerdì 9 ottobre, alle 17.30, sarà presentato a Binaria di Rivalta, in collaborazione anche con il Centro Studi Sereno Regis. Sull’Arca e dentro la balena. Un monaco in viaggio con la Flotilla, di Dharmapala, nome monastico di Claudio Torrero, mette infatti al centro un’esperienza nella quale la nonviolenza viene interrogata non soltanto come principio, ma come scelta da praticare dentro un conflitto.

L’incontro, intitolato «R-esistenze con la Flotilla», sarà introdotto da Rita Vittori del Centro Studi Sereno Regis, mentre il dialogo con l’autore è affidato a Binaria. L’appuntamento è in via Roma 9 a Rivalta di Torino e costituisce uno degli eventi conclusivi dell’ottava edizione del Festival.

Il collegamento con l’impostazione della manifestazione è esplicito. Presentando l’edizione 2026, gli organizzatori partono da un quadro segnato dalla «normalizzazione della guerra», dalla crisi degli spazi democratici, dalle diseguaglianze e dalla repressione del dissenso, indicando nella società civile un terreno sul quale possono ancora prendere forma pratiche alternative. La formula scelta è  «Resistere per Esistere» e il Festival dichiara di voler offrire «dignità di parola e ascolto» alle pratiche di «dissidenza, disobbedienza, diserzione» presenti nella società.

È dentro questa cornice che assume significato la testimonianza di Torrero. Sull’Arca e dentro la balena nasce dalla partecipazione dell’autore alla Flotilla nel 2025. Il libro raccoglie il diario scritto durante la navigazione sulla Conscience e prosegue con il racconto dell’intercettazione e della successiva esperienza in carcere. Lo stesso Torrero definisce la Flotilla «una grande esperienza di nonviolenza in stile strettamente gandhiano», interpretandola non soltanto come azione politica distinta dalla lotta armata, ma come esperienza capace di trasformare innanzitutto chi la compie.

È probabilmente qui il punto di maggiore contatto con l’identità del Festival. Eirenefest non propone infatti la nonviolenza come semplice rifiuto della guerra, ma prova a declinarla in forme diverse di resistenza civile: dalle «R-esistenze migranti» a quelle «alla guerra», dalle pratiche per la difesa dell’ambiente alla critica del bellicismo e del militarismo. La giornata conclusiva accosta significativamente proprio le «R-esistenze con la Flotilla» al confronto sulle «R-esistenze a bellicismo e militarismo».

Nel libro questa relazione fra resistenza e nonviolenza passa anche attraverso la categoria del coraggio. Torrero scrive che «la nonviolenza richiede evidentemente un coraggio purificato da ciò che per lo più lo inquina» e lega questo coraggio alla disponibilità a esporsi senza trasformare l’altro in un nemico da annientare. È un passaggio che permette di leggere la sua esperienza accanto alla scelta del Festival di interrogare le forme pacifiche del dissenso in una fase nella quale, secondo il documento di presentazione della manifestazione, gli spazi per esprimerlo tendono a restringersi. [Torrero Fl…le (2).pdf | PDF] [pressenza.com]

C’è poi una seconda dimensione, meno immediatamente politica. Torrero interpreta infatti quello verso Gaza come un duplice viaggio: un’azione rivolta verso l’esterno e, contemporaneamente, un percorso interiore. Nella prefazione Ermis Segatti parla, a proposito dell’esperienza raccontata, di una «rinnovata e in parte originale proposta di nonviolenza attiva». Il libro tiene così insieme azione civile, spiritualità, dialogo interreligioso e interrogazione sul rapporto tra violenza e responsabilità individuale.

Non è marginale, in questo senso, neppure il luogo scelto per l’incontro. Binaria si definisce un «centro commensale» del Gruppo Abele, costruito intorno a comunità, cultura e convivialità. La sede di Rivalta è una libreria ospitata negli spazi del vivaio e della comunità Il Filo d’erba e comprende anche uno spazio dedicato ai prodotti agroalimentari di Libera Terra. Binaria appartiene dunque direttamente all’esperienza del Gruppo Abele, con il legame con Libera e la galassia di esperienze sviluppatesi intorno a Luigi Ciotti.

La collocazione dell’incontro al termine del Festival diventa così qualcosa di più di una coincidenza di programma. Il racconto di una persona che sceglie di imbarcarsi senza armi verso uno dei luoghi nei quali la guerra mostra la propria radicalità porta la discussione sulla nonviolenza fuori dall’astrazione. La domanda che attraversa il libro, e che incontra quella posta dall’Eirenefest, riguarda precisamente lo spazio che può ancora avere una resistenza civile capace di esporsi al conflitto senza assumerne la logica.

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