Con Elisabetta Violani, autrice di Sono Coniglio, Partigiano, e Dharmapala (Claudio Torrero), autore di Sull’Arca e dentro la balena. Un monaco in viaggio con la Flotilla.

Reading, dialogo e confronto pubblico sulle resistenze di ieri e di oggi.

Che cosa significa resistere quando la guerra appare inevitabile? Che cosa significa dissentire quando il conformismo chiede obbedienza? E come si continua a rimanere umani dentro le grandi tragedie della storia?

A partire dai libri di Elisabetta Violani e Claudio Torrero, questo incontro attraversa tempi, luoghi ed esperienze differenti per mettere in dialogo due forme di dissidenza che si richiamano a vicenda: la Resistenza al nazifascismo e le pratiche contemporanee della nonviolenza attiva. Un viaggio che unisce memoria storica e presente, nella convinzione che ogni epoca sia chiamata a interrogarsi sul rapporto tra coscienza individuale, giustizia e responsabilità collettiva.

Nel romanzo Sono Coniglio, Partigiano, Elisabetta Violani racconta la storia di un giovane soldato tedesco che non vuole combattere. Coniglio non è un eroe tradizionale: è un ragazzo che ama l’arte, che sogna di dipingere e che prova orrore per la guerra. La sua prima forma di dissenso è il rifiuto della violenza. Costretto dagli eventi a scegliere, scoprirà che la Resistenza non è soltanto un fatto militare ma soprattutto umano: una rete di solidarietà, coraggio e responsabilità condivisa. Attraverso il suo sguardo emerge una delle lezioni più profonde della storia partigiana: la capacità di riconoscere l’umanità dell’altro anche quando tutto spinge verso la disumanizzazione.

In Sull’Arca e dentro la balena, Claudio Torrero racconta invece il viaggio che lo ha portato a partecipare alla Flotilla diretta verso Gaza. Un’esperienza vissuta come una chiamata etica e spirituale prima ancora che politica. Salire su quelle imbarcazioni significa assumersi il rischio della testimonianza, scegliere di non restare spettatori di fronte alla sofferenza umana, praticare una forma di resistenza civile fondata sulla nonviolenza e sulla solidarietà. Nel racconto della navigazione, della prigionia e del confronto con la paura, emerge una domanda radicale: come opporsi al male senza lasciarsi trasformare dal male stesso?

Tra il giovane disertore raccontato da Violani e il monaco che si imbarca verso Gaza esiste un filo profondo. Entrambi rifiutano la logica secondo cui la brutalità genera necessariamente altra brutalità. Entrambi scelgono di andare, per citare Fabrizio De André, “in direzione ostinata e contraria”. Entrambi mostrano che il dissenso non coincide con la semplice protesta, ma con la capacità di immaginare e praticare alternative.

Il dissenso, in questa prospettiva, non è una posizione marginale. È una necessità democratica. È la scelta di chi rifiuta di considerare inevitabili la guerra, l’ingiustizia e la sopraffazione. È la voce di chi continua a interrogare il presente, anche quando il prezzo da pagare è l’incomprensione, l’isolamento o il rischio personale.

Le pratiche resistenti di cui parleremo non appartengono soltanto al passato. Sono gesti quotidiani, individuali e collettivi, che continuano a interrogare il nostro tempo: la scelta di non obbedire all’ingiustizia, di schierarsi accanto ai più vulnerabili, di costruire relazioni fondate sulla solidarietà anziché sul dominio. Sono pratiche che nascono dalla convinzione che la dignità umana debba essere difesa sempre, senza eccezioni.

In un’epoca segnata dal ritorno della guerra nel linguaggio pubblico e nelle relazioni internazionali, questo incontro vuole offrire uno spazio di riflessione sul valore della coscienza critica e sulla possibilità di costruire percorsi di pace che non siano semplicemente assenza di conflitto, ma presenza attiva di giustizia, responsabilità e cura.

Non è un caso che questo dialogo trovi casa a Music for Peace. Fin dalla sua nascita, nel 1994, l’associazione ha trasformato la solidarietà in pratica concreta, scegliendo di portare aiuto diretto alle popolazioni colpite dalle guerre e dalle emergenze umanitarie. Dalla Bosnia alla Palestina, dal Kurdistan all’Afghanistan, dall’Ucraina al Sudan, Music for Peace ha dimostrato che esiste un modo diverso di stare nel mondo: non come spettatori, ma come partecipanti; non come consumatori di notizie, ma come costruttori di relazioni e di aiuto reciproco.

Genova conosce bene questa vocazione. È una città di porto, di partenze e di approdi, di incontri e di attraversamenti. Una città che nella sua storia ha saputo trasformare il possibile in realtà. Per questo può essere il luogo in cui tornare a pronunciare una parola oggi necessaria: possibile.

Possibile resistere senza odiare. Possibile dissentire senza disumanizzare. Possibile costruire pratiche di pace dentro il conflitto. Possibile, ieri come oggi, scegliere di rimanere umani.

Marco Margrita
Direttore Gondour Edizioni

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