011.19234193 Redazione       

Dove stiamo andando?

Dove stiamo andando

Siamo entrati nella Pasqua ebraica e in quella cristiana. Poi inizierà il Ramadan islamico. Ci rammentano l’uscita dalla schiavitù e dalla morte e la purificazione attraverso cui rivolgersi a un senso più profondo delle cose.
È ormai un anno che il mondo intero è coinvolto da un evento oppressivo e inquietante e dalle trasformazioni sociali che ha innescato, nelle quali più che mai ci troviamo immersi. In questo clima si verificano eventi di portata non secondaria: dai modi sconcertanti in cui è avvenuto il cambio al vertice di quella che è tuttora la maggiore potenza del pianeta alla svolta nel governo italiano. Pare ormai evidente come le abituali categorie con cui si classificano gli eventi e i soggetti abbiano perso di validità. Viene da domandarsi: cosa sta accadendo, e dove stiamo andando?
È inevitabile cercare nei fatti la chiave della loro comprensione. Bisogna però a un certo punto cercarla soprattutto altrove, guardando alla storia da una prospettiva più ampia. Si può pensare che il vento del cambiamento di ogni assetto del pianeta stia soffiando in modo intenso, e sempre più velocemente l’umanità si allontani dalle condizioni conosciute nel passato: non dovrebbe stupire che il mondo, alla ricerca di un equilibrio, viva continui sussulti. Solo che finora sembravano interessare le periferie, mentre oggi investono le centrali stesse del potere.
Ancora oltre, occorre però guardare a come, in questo vortice, possano affiorare chiavi di lettura spirituali: accettando che la storia, con le sue inevitabili e spesso crudeli dinamiche di potere, non abbia in se stessa più di tanto il suo senso. Ci prendiamo la responsabilità di dire che la visione della fraternità universale tra gli uomini e dell’interdipendenza di ogni aspetto della vita del pianeta sia ciò che oggi deve guidarci, potendo attingere alle radici di ogni tradizione e cultura. Prescindendo da ciò, tutto appare frammentario e confuso.

Segnaliamo in questo aggiornamento del sito innanzitutto due documenti che testimoniano dello scontro in atto nella Chiesa Cattolica sul pontificato di Papa Francesco: la registrazione audio di un incontro con Ermis Segatti di qualche anno fa, che non ha tuttavia perduto di attualità, e il video di un confronto tra Massimo Borghesi e Miguel Gotor. Poi invece, in forma tradizionalmente scritta, un nuovo contributo a una grande anticipatrice dell’idea di una fratellanza umana, cioè Chiara Lubich, tratto da un libro di Maria Letizia Viarengo. E inoltre, a un anno dalla scomparsa, una inedita lettura, da parte di Bhante Dharmapala, del pensiero di Emanuele Severino. La verità che da quel pensiero emerge, che il suo autore ha considerato inaudita, in che rapporto si trova col nucleo più profondo delle tradizioni religiose?
Da parte di Alessandro Croce abbiamo poi un confronto con un autore tanto importante quanto controverso come René Guénon, nel settantesimo anniversario della scomparsa, per le implicazioni che può avere rispetto al dialogo interreligioso. E infine un contributo di Domenico Kogen Curtotti al filone a cui ci siamo proposti di lavorare: quello di una teologia dell’interdipendenza.

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Pluralismo religioso e fraternità universale

fratelli tutti

Col periodo del Natale, e prima ancora della festa ebraica di Hanukkah, si avvia alla conclusione questo anno 2020, che non sarà facile dimenticare.
In tutto il pianeta le abitudini di vita sono più o meno stravolte, un’atmosfera sospesa aleggia ovunque, nessuna certezza vi è su quel che sarà dopo se non che difficilmente le cose torneranno come prima. Dietro le quinte, e anche attraverso le gestione di quel che accade, continua la lotta attraverso cui da anni ci si contende il potere mondiale.
Nel frattempo, facendone coincidere l’uscita col 4 ottobre, giorno dedicato a San Francesco d’Assisi, Papa Francesco ha promulgato l’enciclica Fratelli tutti. Cinque anni dopo la Laudato si’, in cui la Chiesa proponeva un impegno comune di tutte le tradizioni religiose e dell’umanità intera per la salvezza della terra, ora ne viene espresso il correlato implicito: la fraternità umana come ideale etico-politico per i nostri tempi.
Si tratta di eventi che non riguardano esclusivamente la Chiesa Cattolica, perché l’orizzonte è fin da subito interreligioso e addirittura si dilata al di là di ogni confessione. Si sta rapidamente configurando uno scenario nuovo, con cui tutte le tradizioni e le culture dovranno confrontarsi. Dal punto di vista spirituale mutamenti profondi premono, non senza contrasti e non facili valutazioni sul senso di ogni cosa.

 Tra i contributi che forniamo c’è innanzitutto una presentazione dell’enciclica, attraverso un testo di D. Ermis Segatti. Del quale è particolarmente importante la lettura dell’enciclica compiuta in dialogo con Francesco Sisci, in cui propone un’interpretazione in chiave “neocostantiniana”: https://www.youtube.com/watch?v=xSfqIXc1QqI.
Poi, in un saggio di Roberto Catalano, presentiamo il percorso di una grande figura spirituale attraverso cui questa estensione della dimensione ecclesiale fino a quella di una fraternità universale, nell’accoglienza delle tradizioni altre, era già stata anticipata. Si tratta di Chiara Lubich, la fondatrice del Movimento dei Focolari. Quest’anno si celebrava il centenario della nascita, e mai la ricorrenza avrebbe potuto essere più significativa.
Attraverso uno scritto di Emanuela Scamoni abbiamo inoltre la presentazione di nuove vie spirituali che stanno configurandosi in ambito cattolico, in evidente sintonia col clima interreligioso. Infine Bhante Dharmapala affronta una questione del tutto tipica ormai di questo nostro tempo: le delicate implicazioni connesse con la diffusione di percorsi meditativi di origine orientale, soprattutto buddhista, in ambito cristiano.
Circa i rapporti tra buddhismo e cristianesimo, tra le recensioni di libri appena usciti segnaliamo un confronto tra Bruno Portigliatti e lo stesso Bhante Dharmapala sul libro Cristiani e buddhisti di D. Ermis Segatti. 

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Verso una nuova comprensione della fede

A cura di Interdependence

 

Panikkar

L’estate – questa estate così strana – sta scivolando nell’autunno. Siamo nei giorni del capodanno ebraico. Le scuole hanno riaperto, anche se nessuno sa cosa accadrà nei prossimi mesi.
Nel mondo gli scenari sono sotto ogni aspetto quanto mai incerti. Nel confronto tra i grandi universi religiosi, spesso fittamente intrecciato con quello tra le potenze politiche, economiche e militari,  non ha asciato indifferenti la decisione del governo turco di riutilizzare come moschea l’antica basilica di Santa Sofia.  E nel frattempo in Italia una serie di atti gravi di violenza mostra quanto profonda sia la crisi nel mondo giovanile. È anche con questo che la riflessione religiosa deve confrontarsi. Oltre che, naturalmente, con le grandi figure che hanno aperto strade nuove.

 Dieci anni fa, il 26 agosto del 2010, per una singolare circostanza nel centesimo anniversario della nascita di Madre Teresa di Calcutta, moriva Raimon Panikkar. La sua figura è stata più volte presente su queste pagine, costituendo un importante riferimento per questo nostro percorso.
Nove anni fa, nel 2011, fummo tra gli organizzatori ad Assisi del convegno dal titolo Nello spirito di Assisi. Raimon Panikkar: uomo di Dio, di pace e di dialogo. I testi di quel convegno furono pubblicati due anni dopo nel volume Raimon Panikkar filosofo e teologo del dialogo (Aracne, Roma 2013). Nel 2016 organizzammo a Torino un altro importante convegno: Philosophia pacis. Filosofia e spiritualità dopo Raimon Panikkar. I testi sono pubblicati online sulla rivista Dialegesthai, collegata all’Università di Roma Tor Vergata: https://mondodomani.org/dialegesthai/.

Vorremmo poi ora segnalare un audio: http://www.holosinternational.org/segatti.mp3. Si tratta di un’intervista fatta a suo tempo a Panikkar da Ermis Segatti su cosa si debba intendere con fede. Poche parole attraverso cui si percepisce una grande esperienza spirituale. Di seguito infine due testi tratti da Ritorno alla Sorgente. Raimon Panikkar tra filosofia, teologia e missiologia, pubblicato nel 2019 da Urbaniana University Press.

Ciò di cui Panikkar è diventato il simbolo è un evento che caratterizza in profondità il nostro tempo: cioè l’incontro del Cristianesimo e dell’Occidente con le grandi correnti spirituali dell’Oriente. Siamo al di là del dialogo interreligioso. Quello che sta affiorando è una nuova comprensione della fede.

 



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Radici

A cura di Interdependence

 

chagall

È un tempo inquieto quello che viviamo, e inquietante.
Per alcuni mesi le tensioni che lo attraversano sono state assorbite da un evento inaspettato, che è parso portare tutto alla paralisi. Anche se l’evento stesso diventava motivo di contrasto, tra i poteri che si disputano la supremazia planetaria.
E ora che il virus pare regredire, senza alcuna garanzia per il futuro e lasciando società più povere e instabili? Cosa ci dobbiamo attendere, sul piano sociale e su quello geopolitico?

La saggezza di altri tempi avrebbe detto che, poiché le cose che si svolgono nel tempo sono imprevedibili, lo sguardo si deve alzare al di là del tempo. E le religioni sono appunto questo: un radicarsi degli eventi in un piano più profondo.
Non paia fuori luogo dunque se parliamo di preghiera. Dai momenti più angosciosi di quel che abbiamo vissuto, sembra emergere un’esperienza spirituale nuova.
E neppure può stupire se, ricordando un importante filosofo da poco scomparso, riflettiamo sul tempo e sull’eternità.

È il caso di osservare che si è concluso il Ramadan, il mese in cui si ricorda la discesa del Corano, ed è trascorso il Vesak, la festa del Risveglio del Buddha. Nel mondo ebraico e in quello cristiano si è celebrata la Pentecoste. Nella versione ebraica (Shavuot) c’è la rivelazione sul Monte Sinai della Torah, che è il fondamento della tradizione religiosa del popolo di Israele; in quella cristiana la discesa dello Spirito Santo, cioè l’inizio vero e proprio della Chiesa.

angelus



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Laudato si’ per la fede viva

Interdependence

 

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Il 18 maggio era il centenario della nascita di Giovanni Paolo II, il 24 il quinto anniversario della pubblicazione della Laudato si' (era, nel 2015, il giorno della Pentecoste). Cosa collega queste due ricorrenze?
 
Giovanni Paolo II è stato una figura religiosa di straordinario coraggio, che ha contribuito a chiudere l'epoca della Guerra Fredda e ad aprire quella in cui viviamo, sapendo opporre la forza della fede sia al potere sovietico sia successivamente a quello americano.
 
Ci piace però soprattutto ricordarlo come colui che convocò nel 1986 il grande incontro interreligioso di Assisi. Per merito di quell'incontro il dialogo tra le religioni ha assunto un ruolo di primo piano nelle vicende
mondiali.
 
L'enciclica Laudato si' è il manifesto di un'importante svolta della Chiesa Cattolica, che ridefinisce i compiti della nostra epoca in funzione innanzitutto della salvaguardia della terra.
 
Si tratta di una svolta in cui il dialogo interreligioso è più che mai protagonista. Dal più recente Sinodo sull'Amazzonia, appare chiaramente che la salvezza della terra e il riconoscimento del pluralismo delle radici
spirituali umane sono strettamente connessi. Anzi, come affermato nell'incontro di Abu Dhabi tra Papa Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar, il pluralismo religioso corrisponde alla volontà di Dio.
 
I tempi corrono veloci. E le tradizioni religiose più di ogni altro sono chiamate a ridefinirne il senso. Questo perché, pur collocandosi nella storia e nel tempo, il loro fondamento non si risolve in essi.
 
Ciò non esclude però che esse stesse siano attraversate da tensioni molto forti. Le grandi responsabilità sociali di cui sono investite le sottopone infatti alla tentazione che da millenni è tipica degli apparati religiosi:
quella del potere. Questa è in fondo la radice degli attuali usi politici che della religione vengono fatti, più o meno presenti nei vari contesti.
 
Una fede autentica non può che essere via di libertà. Ma quando la religione è soprattutto concepita come il più efficace mezzo di identità sociale, tutt'altri scenari vengono a dischiudersi.
 
L'idea che la propria religione abbia un valore di verità indiscutibilmente superiore a quella altrui, non più accettabile dal livello raggiunto dalla coscienza mondiale, viene ripresentata da gruppi che volutamente ribaltano gli assunti di quel che è da loro individuato come pensiero dominante, complice dei processi di globalizzazione in atto. Dai movimenti islamisti a quanti in ambito cattolico animano un duro contrasto a Papa Francesco, il dialogo interreligioso oggi incontra oppositori in quasi ciascun ambito.
 
La loro critica coglie di volta in volta nodi irrisolti, ma ha il fondamentale difetto di travisare il senso profondo della fede. Il richiamo tanto enfatizzato alla tradizione la riduce a involucro ideologico, privo di autentica vita spirituale. Una fede viva non ha in genere alcun bisogno di ostentare il legame con le forme del passato, ma sa trarne ispirazione per crearne di nuove.
 
Quando a Gesù fu chiesto se si dovesse pagare o meno il tributo ai Romani, non si apprezza la sua risposta ("Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio") se non si tiene conto che una parte del mondo ebraico voleva l'insurrezione contro Roma. La venuta del Messia coincideva dunque con un compito politico e non era concepibile al di fuori di esso. Ma il fatto che Gesù si sia sottratto dice chiaramente come ben altre siano le vie spirituali.
 
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