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Chiara Lubich: radici mistiche della fratellanza universale

La rivoluzione nata dal Vangelo. Dare la vita per l’unità della famiglia umana: unità nel Cristo abbandonato.

Estetica e lifestyleNei rifugi antiaerei, dove ad ogni allarme si trova con le sue prime compagne, [Chiara] porta solo il Vangelo. Si sentono spinte a metterlo subito in pratica. Quelle parole diventano il loro codice di vita. Vi trovano come rispondere all’Amore di Dio, la Verità tanto cercata e la nuova medicina per ricostruire il tessuto sociale lacerato:

Mettiamoci a viverlo subito, non a parlarne. Come il sangue porta la medicina in tutto il corpo, così lo Spirito Santo porterà questa nuova medicina in tutto il corpo dell’umanità”[1].

Si parte tra i poveri. La guerra semina distruzione, fame e miseria. Chiara e le sue prime compagne si dedicano ai più poveri di Trento in cui riconoscono la presenza di Gesù (Mt 25,40)[2]. Condividono con loro quel poco che hanno. Grazie al coinvolgimento in questa avventura di un numero crescente di persone, arrivano con insolita abbondanza viveri, vestiario e medicinali. Sperimentano il ‘date e vi sarà dato, chiedete e otterrete’. Fanno esperienza, con stupore, che ciò che il Vangelo promette, puntualmente si attua. L’azione di Chiara diviene sistematica: traccia un programma articolato per risolvere il problema sociale di Trento. Nel ’47 prende forma il piano ‘Fraternità in atto’. Nel febbraio ’48 in un editoriale a firma Silvia Lubich apparso su “L’Amico Serafico”, periodico dei Padri Cappuccini, lancia oltre la piccola cerchia che le gravitava attorno, la comunione dei beni sull’esempio dei primi cristiani. Dopo pochi mesi, sono una trentina di famiglie vengono aiutate e coinvolte in questa comunione spontanea di beni (materiali e spirituali)[3].

 

Chiara scopre la sua primavera spirituale: il Gesù esistenziale.

In quel tempo buio senza prospettive di futuro, si spalanca agli occhi di Chiara un progetto universale: “In un rifugio antiaereo apriamo a caso il Vangelo alla pagina del Testamento di Gesù: ‘Che tutti siano uno, Padre, come io e te’. Quelle parole sembrano illuminarsi ad una ad una. Quel ‘tutti’ sarebbe stato il nostro orizzonte. Quel progetto di unità la ragione della nostra vita"[4]. Nel Cristo abbandonato sulla croce per l’amore e la salvezza di tutti, Chiara scopre la sua primavera spirituale: il Gesù esistenziale: quel Gesù che illumina, che rasserena, che dà senso all’esistenza. Quel Gesù che non invita i discepoli a scalare il cielo con imprese smisurate, ma ad essere all’altezza dell’oggi: anche dentro l’esistenza quotidiana di Chiara, ha preso dimora Gesù. Questa è la consapevolezza che non può tenere per lei. Unità nella collettività: se il divino non si fosse manifestato nel volto di Gesù e negli infiniti volti delle creature, la tentazione dell’uomo religioso sarebbe stata quella di allontanarsi dal mondo e dall’altro, di rinunciare, di isolarsi. Credo Chiara amasse Gesù anche per questo!
Ma l’unità si poteva realizzare ad una condizione: una circostanza fortuita, era il 24 gennaio 1944, fa scoprire a Chiara che Gesù aveva sofferto il massimo dolore quando in croce aveva gridato: “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?” (Mc 15,34). Da quel momento, la scelta di Dio Amore sarà per Chiara la scelta di ‘Gesù abbandonato’. Via via si farà strada in lei e in chi condividerà questa scelta, la certezza che proprio in quel momento Gesù aveva cambiato la storia dell’umanità, avendo tramutato ogni forma di dolore in ‘nuova vita’. Infatti trova:

…in Lui la chiave per ricomporre l’unità, la luce e la forza per non fermarsi nel trauma, nello spacco della divisione, ma per andare sempre al di là e trovarvi rimedio, tutto il rimedio possibile.[5]

È Lui la misura per attuare quel comandamento che i primi focolarini scoprono al cuore del Vangelo: “amatevi l’un l’altro come io ho amato voi” (Gv 15,12). Quel comandamento si rivelerà come il DNA di un nuovo ordine sociale. L’amore vicendevole, vissuto con radicalità, provoca un salto di qualità nella loro vita:

…sperimentiamo una gioia, una pace nuova, una pienezza di vita, una luce inconfondibile. È Gesù che realizza fra noi quella sua promessa: dove due o più sono riuniti nel mio nome, Io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20). È Lui che lega noi, membra sparse, in unità col Padre, e in unità fra noi, quell’unità sinora possibile.[6]

Quest’unità che Chiara Lubich e le sue prime compagne andavano sperimentando, la comprendevano già come destinata al mondo intero. Infatti, nel 1946 prospettava una fratellanza universale e indicava il ‘come’: “Bisogna oltrepassare sempre col pensiero e con l’affetto ogni limite posto dalla natura umana e tendere costantemente, per abitudine presa, alla fratellanza universale in un solo Padre”[7].

 

Esperienze e testimonianze.

È stato a partire dagli anni ’60 che i Focolari hanno sviluppato un rapporto sempre più profondo con seguaci delle religioni tradizionali africane, con buddhisti, mahayana e theravada; musulmani, sia sciiti che sunniti; ebrei, ortodossi, riformati ed indù di diverse correnti.  Questa esperienza è iniziata e, da principio, si è diffusa in aree tipicamente legate alla presenza di una o dell’altra di queste religioni: il Maghreb, il Giappone e la Thailandia, Israele e Stati Uniti, l’India e l’Africa per le religioni tradizionali. Oggi con i processi migratori, che hanno portato alla formazione di società sempre più multietniche, i membri del Movimento sono chiamati a vivere il dialogo con fedeli di altre religioni dovunque si trovino. È un dialogo nato spesso dalla vita quotidiana, ma anche grazie agli incontri che, nel corso degli anni, Chiara stessa ha avuto con leaders di altre tradizioni. Ne sono seguiti inviti a parlare a gruppi di persone di diverse fedi in Algeria, Giappone, Thailandia, Stati Uniti, Argentina e India, momenti che hanno aperto vie di conoscenza reciproca, amicizia e dialogo tra focolarini musulmani, ebrei, buddhisti…

 

Dialogo: progetto o profezia?

Quando lo Spirito Santo si mette all’opera è sempre sorprendente. E lo è anche per la persona che si trova ad essere protagonista della ricezione e diffusione del dono di Dio come Chiara Lubich stessa ha candidamente affermato.

A più di sessant’anni dagli inizi dell'esperienza dei Focolari si rinnova sempre la sorpresa nel vedere come il sentiero spirituale sul quale Dio ci ha condotto si incrocia con tutte le altre vie spirituali anche di fedeli di altre religioni. (...) Pur mantenendo la nostra identità, ci permette di incontrarci e comprenderci con le grandi tradizioni religiose dell'umanità.[8]

 Il dialogo interreligioso non è, dunque, un progetto, ma piuttosto una profezia che si realizza passo passo.  Un esempio. Il 16 dicembre del 1981, in occasione del suo primo viaggio in Giappone, nel corso del quale si sarebbe aperto il dialogo con i buddhisti della Rissho Kosei Kai, ancora in aereo, la Lubich annotava: “Un amico della Rkk, che studia in Italia la nostra religione (…)  si è detto sicuro che avverrà una certa unità fra i nostri due movimenti. Per questo egli prega Dio e Buddha. Vedremo![9] Proprio in quest’ultima parola sta tutta la stupenda inconsapevolezza di uno strumento di Dio nelle mani dello Spirito e la sua carica profetica. Pochi giorni dopo Chiara parlò a diverse migliaia di buddhisti e nel corso di questi trent’anni i rapporti sono diventati sempre più profondi. Lo stesso è accaduto con i monaci theravada di Chiang Mai, nel nord della Thailandia, con gli indù prima nel sud India e poi a Mumbai, e con i musulmani afro-americani ad Harlem e con gli ebrei in Argentina.

 

Dialogo interreligioso e unità: l’arte di amare.

Quella di Chiara è una spiritualità che offre una sua visione dell’umanità che Chiara stessa esprimeva fin dai prodromi della sua nuova esperienza.

Puntare sempre lo sguardo nell’unico Padre di tanti figli. Poi, guardare le creature tutte, come figli dell’unico Padre. Oltrepassare sempre col pensiero e con l’affetto del cuore ogni limite posto dalla natura umana e tendere costantemente, per abitudine presa, alla fratellanza universale in un solo Padre: Dio.[10]

Dall’idea dell’unità della famiglia umana nasce e si sviluppa una metodologia dialogica che si fonda soprattutto sull’arte di amare, che si ispira alla regola d’oro, presente in ogni tradizione religiosa e alla vita delle rispettive scritture. Questo richiede una scoperta ed una scelta di Dio che è amore ed un immediato impegno a fare la sua volontà. L’amore se vissuto è destinato a diventare reciproco e con questo merita la presenza di Cristo nella comunità con i doni dello Spirito. L’amore richiede spoliazione, vuoto interiore, capacità di morire a sé stessi e questo non è possibile senza una scelta radicale ed un’identificazione costante con Gesù in croce che grida l’abbandono dal Padre.

(Vivendo questa spiritualità i membri del Movimento possono impegnarsi) con la Chiesa affinché il pluralismo religioso dell'umanità possa perdere sempre più quella valenza negativa (…) fonte di divisioni e di guerre, per acquistare (...) il sapore di una sfida: ricomporre l'unità fra la famiglia umana, perché in tutte le religioni è, in qualche modo, presente e attivo lo Spirito Santo”[11].

 

Tratto da: Maria Letizia Viarengo, Estetica e lifestyle: Chiara Lubich nel dialogo interreligioso, Team Service Editore, Asti 2019, pp 28-30, 41-43

 

[1] C. Lubich in E.M. Fondi, M. Zanzucchi, Un popolo nato dal Vangelo. Chiara Lubich e i Focolari, San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano) 2003, p. 210.

[2] E il re risponderà loro: "In verità vi dico che in quanto lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, l'avete fatto a me".

[3] B. Callebaut, La nascita dei focolari, cit., pp 280 e ss.

[4] 14 Marzo 2008 CHIARA LUBICH: ultima intervista di Chiara Lubich al Don Orione (allegato n. 2).

[5]  C. Lubich, L’unità e Gesù abbandonato, Città Nuova, Roma 1984, p. 29.

     http://www.focolare.org/news/1998/11/29/intervento-di-chiara-lubich-alla-preghiera-ecumenica-di-inizio-avvento/    

Ibidem

 

[7]Vivere dell’amore – Spinte ecumeniche’, https://wip.marcoriccardi.it/vivere-dell-amore-spinte-ecumeniche/

[8]C. Lubich, Possono le religioni essere partners sul cammino della pace?, Intervento all’assemblea del Movimento Iniziativa e rinnovamento, Caux (Svizzera), 29.07.2003 (da manoscritto non pubblicato).

[9] C. Lubich – E. M. Fondi, Incontri con l’Oriente, Città Nuova, Roma, 1987, p. 37.

[10] C. Lubich – S. Zavoli, L’arte di amare, Città Nuova, Roma, 2005, p. 29.

[11] R. Catalano, Spiritualità di comunione e dialogo interreligioso, cit.

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