
È sicuramente una tappa significativa del tour di presentazione di Sull’Arca e dentro la balena. Un monaco in viaggio con la Flotilla, il volume di Dharmapala Claudio Torrero pubblicato da Interdependence con Gondour Edizioni, quella che si terrà il 17 ottobre nell’ambito del Festival della Fondazione Caritas Velletri-Segni.
La rilevanza dell’appuntamento non deriva soltanto dal prestigio dell’iniziativa, ma soprattutto dalla profonda consonanza tra il percorso proposto dalla Fondazione Caritas e i temi che attraversano il volume.
Il Festival nasce infatti attorno a una domanda tanto semplice quanto provocatoria: «E tu, di che povertà sei?». Un interrogativo che invita a superare una visione esclusivamente economica del disagio per riconoscere le molteplici forme di vulnerabilità che attraversano la condizione umana. Esistono certamente le povertà materiali, ma vi sono anche povertà relazionali, educative, culturali e spirituali; povertà che nascono dalla solitudine, dall’esclusione, dall’indifferenza e dall’incapacità di sentirsi parte di una comunità più ampia.
La scelta stessa del titolo del Festival, “Dentro i cammini della povertà”, suggerisce che la povertà non sia una categoria astratta da osservare dall’esterno, ma una realtà concreta da incontrare, comprendere e attraversare. È un invito a entrare nelle ferite del nostro tempo senza voltarsi dall’altra parte, lasciandosi interrogare da ciò che accade agli altri.
È precisamente in questo spazio di riflessione che il libro di Dharmapala trova la propria collocazione naturale.
“Sull’Arca e dentro la balena” racconta infatti il viaggio compiuto dall’autore a bordo della nave Conscience, un nome che richiama il tema della coscienza e della responsabilità umana verso la sofferenza altrui, nel quadro della Freedom Flotilla diretta verso Gaza. Ma il volume va ben oltre la cronaca di una missione civile e umanitaria. Fin dalle prime pagine appare evidente come la navigazione rappresenti un duplice viaggio. Da una parte vi è il percorso reale verso una terra ferita dalla guerra; dall’altra un viaggio interiore attraverso le grandi domande della coscienza, della responsabilità e della solidarietà umana. L’Arca evocata nel titolo diventa il simbolo di un’umanità che tenta di salvare ciò che vi è di essenziale, mentre la balena richiama la necessità di attraversare l’oscurità, il male e la paura per giungere a una comprensione più profonda di sé e degli altri.
La connessione con il Festival della Fondazione Caritas appare allora immediata.
Dietro molte delle povertà che affliggono il mondo contemporaneo vi è infatti una povertà ancora più radicale: la perdita del senso del legame che unisce gli esseri umani. Una povertà della relazione e della coscienza che rende possibile l’indifferenza di fronte alla sofferenza altrui.
È proprio contro questa forma di impoverimento umano che da anni opera Interdependence.
Fin dalla sua nascita, l’associazione promuove il dialogo tra culture, religioni e visioni del mondo diverse partendo da una convinzione fondamentale: nessun essere umano vive separato dagli altri. Le nostre vite sono reciprocamente intrecciate. Le sofferenze, le speranze e persino i destini dei popoli si influenzano a vicenda ben più di quanto siamo soliti riconoscere.
L’interdipendenza non è soltanto una categoria filosofica o spirituale. È una concreta modalità di abitare il mondo. È la consapevolezza che la ferita del sofferente non è mai completamente estranea alla nostra vita. È il riconoscimento che la dignità di ogni persona è legata alla dignità di tutte le altre.
Da questa visione sono nate molte delle iniziative promosse dall’associazione, tra cui il volontariato interreligioso sviluppato attraverso il Progetto Leonardo, nel quale persone appartenenti a tradizioni religiose differenti hanno imparato a collaborare nel servizio agli altri, scoprendo che la solidarietà autentica nasce dal riconoscimento di una comune appartenenza umana.
In questa prospettiva la scelta di Claudio Torrero di salire a bordo della Conscience acquista un significato particolarmente profondo.
L’autore spiega più volte come la sua partecipazione alla Flotilla non nasca da una logica di appartenenza ideologica o di schieramento politico, ma dalla convinzione che non sia possibile restare indifferenti davanti alla sofferenza. La tragedia di Gaza diventa così il simbolo di ogni sofferenza umana che chiede ascolto e responsabilità. Per questo il viaggio della Flotilla assume nel libro un valore universale: non riguarda soltanto un conflitto, ma la capacità stessa dell’essere umano di riconoscersi nell’altro.
In fondo, ciò che ha spinto Dharmapala a partire è la stessa intuizione che ispira il lavoro quotidiano della Caritas: comprendere che la povertà dell’altro non è mai soltanto dell’altro.
Quando una comunità sceglie di farsi prossima alle fragilità del proprio territorio, quando un volontario dedica tempo ed energie a chi vive situazioni di difficoltà, quando credenti di tradizioni diverse collaborano nel servizio al prossimo, si manifesta concretamente quella consapevolezza dell’interdipendenza che rappresenta una delle grandi necessità culturali e spirituali del nostro tempo.
La domanda posta dal Festival, «E tu, di che povertà sei?», incontra allora un’altra domanda che attraversa silenziosamente tutto il libro: quanto siamo disposti a lasciarci raggiungere dalla sofferenza degli altri?
Da questo incontro nasce il significato più profondo della presentazione di Velletri.
Non si tratterà semplicemente di parlare di un libro, né soltanto di ripercorrere una vicenda che ha richiamato l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale. Sarà piuttosto l’occasione per riflettere sul fondamento stesso della solidarietà e sulla responsabilità che ciascuno di noi ha nei confronti dell’umanità di cui è parte.
Perché, come insegna l’esperienza raccontata in “Sull’Arca e dentro la balena”, e come ogni giorno testimoniano le realtà che operano accanto ai più fragili, non ci si salva da soli. Ci si salva soltanto insieme.