011.19234193 Redazione       

Vie nuove che vengono da lontano

pilgrimage 250Il convegno svoltosi al Cottolengo di Torino ha costituito l’occasione per unire riflessioni che ben difficilmente si connettono tra loro, per quanto diffusa sia ormai la convinzione che la crisi economica in corso abbia radici profonde, che affondano nel terreno su cui è cresciuta la società occidentale moderna.

A tale riguardo, a nessuno è ormai lecito ignorare che un variegato pensiero critico lungo tutto il Novecento ha posto in discussione i fondamenti stessi su cui quella società è stata edificata: un pensiero di cui è ad esempio espressione l’attuale movimento della Decrescita, che mette in luce gravi equivoci concettuali che minano le idee economiche dominanti. Non così lontana in fondo è  la riflessione religiosa, che però mostra come quelle idee si collochino nel contesto storico della secolarizzazione: ovvero è lo sradicamento della religione a rendere possibile l’affermazione dell’utilitarismo come chiave di lettura della condizione umana e il disgregarsi dei tessuti comunitari. In tale contesto, spinto oggi all’estremo da una corsa al profitto tanto forsennata da erodere le basi della stessa economia capitalistica, si verifica la consunzione del capitale sociale, cioè il patrimonio delle relazioni umane che rende possibile l’accumulazione del capitale economico.

In questa luce non deve stupire che siano le religioni a esprimere oggi i quadri di riferimento in cui l’attuale crisi va inserita: così è per la Dottrina Sociale della Chiesa, ma lo stesso vale per le altre confessioni cristiane e per le altre religioni. Nel nostro convegno abbiamo anzi voluto presentare alcuni precisi filoni attraverso cui le culture religiose stanno operando in direzioni che potrebbero profondamente rinnovare la dimensione economica. Innanzitutto una visione dell’impresa che ha nel profitto una finalità non esclusiva, coesistente con altre finalità, come nell’Economia di Comunione del Movimento dei Focolari: una visione che riconduce, nelle condizioni del nostro tempo, a un paradigma delle relazioni ben più antico di quello del profitto, cioè quello del dono. In secondo luogo una visione del credito non basata sull’interesse, come quella proposta oggi dalla finanza islamica ma radicata originariamente in varie culture religiose. Come si vede, vie nuove che vengono da lontano. 

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