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piazza rossaSuggestioni russe al termine di un breve ma intenso viaggio, ultimo di numerosi viaggi. Sempre intensi e sempre dall’interno: ospite di una famiglia russa, con relativo contorno di amici e parenti, che per ragioni professionali, per radici familiari e per esperienze di vita, hanno uno sguardo profondo e ampio nello spazio e nel tempo. Insomma Russia visitata con amici russi. Mosca in particolare.
Mosca con il territorio attorno, visitata molte volte, in graduale trasformazione dal grigio degli anni Settanta (allora ero turista con agenzia di viaggi, ben altra cosa!) al grigio sfumato degli anni Novanta, periodo di passaggio epocale, ai colori limpidi di oggi. Colori che ne rivelano la bellezza, quella del centro va da sé, ma anche delle periferie. Sorgono nuovi giganteschi palazzi, a soddisfare la numerosissima popolazione, con geometrie architettoniche gradevolissime che incorporano armoniosamente senza disconoscerli i vecchi squadrati caseggiati.
Strade pulite, teatri, musei, biblioteche, pienissimi di Moscoviti, soprattutto, ma anche di turisti.
Metropolitane affollatissime, con giovani che - immediatamente – si alzano a cedere il posto a chi, come noi, tanto giovane non è più. Decine di spostamenti, e il miracolo si ripete ogni volta. Stupore e malinconia, non ci siamo più abituati.
Eravamo lì il 12 giugno (День России, giorno della Russia) festa nazionale. Spettacoli, musica, celebrazioni ovunque. Dall’Italia riceviamo messaggi preoccupati: ci sono disordini, arresti. State bene? Noi non ci accorgiamo di nulla, o comunque di molto poco: abbiamo visto le forze dell’ordine bloccare alcune persone. Alla sera radio e TV davano notizia di fermi e manifestazioni deviate. Nessun mistero, quindi.
Le celebrazioni proseguono e il clima che si coglie è di partecipazione attenta, gioiosa, che diventa memoria e gratitudine commossa all’interno e attorno al Museo della Seconda Guerra Mondiale, dove l’accento è posto sul prezzo altissimo pagato in termini di vite umane dai Russi. Una scultura di struggente bellezza mostra una madre che ha perso cinque figli. Sulla piazza di fronte al Museo, al suono dell’inno nazionale, viene srotolata da numerosissimi ragazzi in divisa una bandiera russa di 1400 metri quadri.
A Peredelkino, villaggio dei poeti, abbiamo visitato la dacia di Pasternak, chiaramente un privilegiato: aveva anche a disposizione un’auto, roba da pochissimi, quasi nessuno, così come un ruspante ma funzionale gabinetto in giardino. Una dacia più che decorosa, persino elegante, a due piani. La dacia di Bulat Okudzhava è decisamente più modesta: una stanzetta minuscola con il letto, un tavolo, una poltroncina ed un angolo per cucinare. Eppure, spazio sufficiente a creare parole e musica straordinarie. Canzoni che trasudano amore per un Paese che pure non esita a criticare. Anche Korney Chukovsky aveva qui una piccola dacia. Per noi una grande scoperta, è poco conosciuto fuori dalla Russia. Autore di fiabe in filastrocca, straordinarie, amatissime dai bimbi di oggi e prima dai loro genitori e nonni. Qui tutti le recitano a memoria: testimonianza di una tradizione viva e attenta. Un albero di immense dimensioni di fronte alla dacia mostra strani frutti, a centinaia: sono scarpette di bimbi legate ai rami. Le fiabe furono scritte in pieno regime, stranamente viste come nemiche del potere. Perché mai? Paura di che? Delle fiabe? frutto di fantasia e chiara dimostrazione della vita spirituale, di quell’anima la cui esistenza doveva obbligatoriamente essere negata.
Frequentatissimi anche monasteri e chiese (in quella di Peredelkino si celebrava un matrimonio). Affollati da persone visibilmente partecipi, tornate pubblicamente ad una fede mai davvero abbandonata. La fede cancellata per legge è rimasta viva nei cuori per riesplodere appena possibile. Ero a Mosca a Pasqua del 1992. Finalmente era di nuovo permesso celebrare pubblicamente la festa cristiana per eccellenza. Una vera Resurrezione, tangibile visibile luminosa, sulla Piazza Rossa. "Christos voskrèse!” "Vo istinu voskrèse!" Cristo è Risorto, davvero è risorto: ovunque risuonava l’augurio più autentico della Cristianità.
A Mosca c’è ora il progetto per l’edificazione di duecento nuove Chiese. Alcune già costruite, architettonicamente belle e ben inserite all’interno di quartieri di cui rispecchiano colori e geometrie.
Visione di parte, la mia. Di parte perché è uno sguardo guidato da Russi, orgogliosi di esserlo (è forse un male?), i quali tuttavia non ignorano e non nascondono difficoltà e problemi. Di parte perché non posso nascondere che la mia simpatia per il mondo russo sia una specie di lente che mette in evidenza tutto il bello – che comunque c’è, ed è davvero molto. Non si tratta tanto di idealizzare un mondo quanto di vedere la luce laddove spesso ci si ferma all’oscurità.
Accolgo con attenzione le obiezioni, facili e molte, che spesso mi mettono in imbarazzo. Nulla può essere semplice e lineare nel mondo della libertà quale è il mondo dell’uomo.
Bellezza, ordine, pulizia sono forse conseguenza di oppressioni più o meno nascoste, specchio di un mondo non poi tanto libero? Sarà anche così, certamente. Però la bellezza c’è, ed il suo valore è indubbio. Bellezza materiale, fisica, ma anche, per esempio, la bellezza che è frutto di una attenta educazione dei giovani.
E le chiese? Tante, tantissime, per restare poi magari vuote? Potrebbe essere un’imposizione più che la risposta ad un’esigenza reale, segno di connivenza tra potere politico e potere religioso. Magari un potere che vuole restituire alla religione la sua funzione di oppio?
E non potrebbe essere anche una speranza? Un’attenzione alle esigenze dell’anima dopo un lungo periodo in cui solo il materiale aveva cittadinanza?
Non sarebbe stato più opportuno costruire asili scuole ospedali? Beh, qui la risposta è facile. Asili scuole ospedali non mancano e non mancavano certo in tempo di regime, quando l’Unione Sovietica era esempio per il mondo, così attenta ai bisogni fisici dell’uomo. Ma l’uomo era costretto a dimenticarsi di essere persona, di avere anche un’anima, a rischio della vita.
Certo la religione può essere funzionale al potere politico, e su questo è sempre bene tenere gli occhi aperti. Ma non è bello che la spiritualità mostri la sua rilevanza? Non mi pare una notizia così brutta che la politica dichiari pubblicamente l’importanza della spiritualità.

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