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Fatima 1L’imprinting della Modernità è lo sradicamento dalla tradizione. Il metodo che vi corrisponde è la rivoluzione, a cominciare da quella luterana. L’inganno consiste nell’occultare i fini (spostamento dei poteri dal Cielo alla terra, appropriazione da parte del secolo di ogni sorta di beni, per un esercizio disinvolto e inostacolato del potere temporale) con i mezzi (la propaganda che mobilita le masse in nome di una maggior libertà variamente connotata nelle diverse rivoluzioni, comprendendo quella attuale che essendo mediatica si limita a mobilitare le coscienze).

Tale imprinting si è lungamente riprodotto e depositato nel vissuto di secolari generazioni, fino a determinare un modello di lettura della realtà e della storia che agisce spontaneamente nell’intelligenza comune, informando di sé l’arte e la filosofia, la ricerca e l’etica.

Ma non basta, ha dovuto necessariamente produrre una metafisica, anch’essa diciamo secolarizzata, a sostegno di queste visioni della realtà e della storia fondate sulla prassi della negazione della tradizione: una metafisica orizzontale.

Il paradigma dominante 

Il primo tratto di questa metafisica è il progresso, che caratterizzerebbe il mondo umano, anzi: proprio dal momento della liberazione dalle superstizioni religiose ha potuto iniziare il progresso, di fatto la negazione continua del passato. Il secondo tratto riguarda la storia che, da deposito di esperienze e alimento alla saggezza, è divenuta processo evolutivo autoreferenziale, capace di trainare le vicende umane verso la perfezione e la felicità collettiva, in quanto dotata di per se stessa di una divina spinta al bene.

L’essere, sganciato dalla Creazione, e dunque privato della sua dualità di natura naturata e natura naturans, è un piatto orizzonte di disponibilità alla manipolazione delle tecniche. L’uomo, privato della complessità morale che sostanzia la libertà, sempre meno consapevole di bene e male, ma spronato continuamente dall’allucinogeno del diritto, dà liberamente fondo alla sua fantasia manipolativa e onnipotente nell’innalzare, seguire, abbattere idoli e combattere quelli altrui. Chi in grande, chi in piccolo, secondo la misura di ciascuno.

Tutto questo era nelle premesse e qualcuno era in grado di vederlo, cioè coloro che custodivano, difendevano, si aggrappavano alla tradizione: la Chiesa, tanti reazionari, i semplici legati alla terra.

L’altro paradigma

In essi resisteva un altro paradigma della storia, quello della tradizione, cha àncora il mondo alla trascendenza non di esso, ma ad esso. Un paradigma non lineare, ma circolare, in cui la realtà bisognosa di senso si rivolge alla fonte di vita che la illumina, cosicché la ragione conosce nel conoscibile l’Inconoscibile, e viceversa, senza mai disgiungerli.

Secondo questo paradigma, la potestà spirituale conferita all’uomo è racchiusa nei limiti suoi propri, innalza l’uomo non al livello del Creatore, ma a quello di custode della natura a lui sottomessa, garante della trasmissione della Luce e del Bene di cui è stato fatto partecipe per intelligenza e conoscenza nello Spirito. Egli, creatura eletta, dà nome alle cose del mondo, non le crea, e con quel nome o le conserva nella Legge del Bene non posta da lui, oppure le deforma e le perverte in forza del suo proprio orgoglio. Infatti, a fronte del peccato umano, “tutta la creazione geme in attesa della redenzione”.

Ugualmente e a maggior ragione per la potestà sovrana sui popoli: non dall’arbitrio, né dal costume imperante, né dalle folle sommosse viene un (peraltro mutevole) potere, ma scende dall’Alto come investitura di responsabilità al rispetto personale e collettivo delle immutabili Leggi naturali inscritte nelle stelle e delle immutabili Leggi morali inscritte nel cuore degli uomini. Ogni cosa nel mondo è legata, di piano in piano da misteriosa analogia, e ogni cosa del mondo è analoga allo Spirito, cosicché una mutua armonia lega e riconnette ogni essere ed ogni ferita, ricomponendola nel respiro di un Logos universale. Il sapiente, il contemplante di qualunque ceto ed età Lo può riconoscere, perlustrare, scoprire e in Esso adorare la Fonte inesauribile di tanta bellezza buona e sapiente.

Le cause dell’essere non sono spezzate a favore di una visione meccanicistica e lineare della realtà bruta, ma permangono circolari in un processo che dalla mente di Dio conduce le cose nel tessuto dell’essere dove si esplicano e sviluppano le une con e per le altre e infine si illuminano della Verità alla quale per filiazione necessariamente tendono. Così per tutta la natura e specialmente per gli uomini, che con la mente possono conoscere e con la volontà aderire a questa danza preziosa e grandiosa, di cui sono fatti partecipi, che è la gloria di Dio.

Questo è il cuore della tradizione (di ogni vera tradizione religiosa). La fede cristiana dice poi che Dio è entrato nella storia per redimere il peccato e stringere una nuova alleanza definitiva tra l’uomo che si converte e il Padre: Cristo, il Verbo fatto carne, inizio della creazione, giunge al compimento dei tempi e si pone come Re della storia, perché con Lui la storia finisce. Finisce perché il cerchio della caduta umana si chiude nel Sacrificio della Redenzione.

Non si concludono i tempi, che anzi si riprodurranno fino al Suo ritorno in veste di Giudice, ma si conclude l’unica storia che conti, quella della Salvezza. Questo è il modello di ogni vicenda e di ogni evento fino alla fine dei secoli, l’unione del tempo profano col tempo sacro, di kairos e kronos; del tempo profano redento, del mondo (Chiesa) fatto sposa amata dal suo Signore.

La fede è un’intelligenza del mondo e dell’essere, un’intelligenza rispettosa delle Leggi che vi sono impresse, un’intelligenza che dà luogo a paradigmi di lettura della realtà e della storia incompatibili con le esigenze del potere moderno. Da ciò la lotta senza quartiere che la modernità ha condotto contro ogni aspetto della religione, che non sia strettamente privato.

Tuttavia la religione per definizione non è privata, ma è cultura e tradizione che si esplica in visione del mondo, filosofia, politica, sensibilità estetica, etica, scienza… ed è anche una precisa visione della storia, come tempo concesso per la conversione dell’umanità, alla luce della Rivelazione dell’Alpha e Omega, di Colui che dice “Io sono la Via, la Verità e la Vita”, “Chi vede me, vede il Padre”. Se dunque in Cristo, nato, morto e risorto per noi nel tempo, contempliamo la Salvezza, non c’è altro da cercare per la nostra salvezza, se non la nostra conversione. La storia per noi è circolare: non ripetizione ossessiva di avvenimenti (un pessimo infinito), ma sguardo da ogni punto della circonferenza al suo Centro.

La Madonna di Fatima, Signora della storia

Non a caso da più di trecento anni il mondo è accompagnato da sempre più frequenti e accorate apparizioni della Vergine. Colei che è stata incoronata Regina del Cielo e della Terra, la Madre dell’umanità, a buon diritto si presenta per sollecitare la conversione di un mondo deviante. E sempre, oltre le parole, lascia messaggi simbolici che prima o poi vengono rilevati e letti, a conferma dei rapporti a noi misteriosi, ma visibili, che correlano spazio, tempo e Oltre.

A Fatima in particolare si presenta nell’anno crucialissimo per le sorti, non solo dell’inutile strage in corso, ma di tutta la storia a venire: il 1917. Si presenta a tre semplicissimi (“Ti ringrazio Padre perché hai nascosto queste cose ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli”), tre bimbi ignoranti, tali da garantire l’impossibilità di un’impostura. Li prepara, permette la dura prova delle autorità laiciste e massoniche per corroborarne il coraggio. Poi predice la catastrofe russa, chiede preghiere per la fine della guerra, e ammonisce l’umanità a convertirsi, pena una successiva, più spaventosa guerra. Dirà di più, qui ai pastorelli e poi in molte altre apparizioni, ma tanto ci basti.

Il problema che si mostra sempre più grave, man mano che la vicenda moderna avanza, è il disprezzo della Legge divina che regge il mondo. Il mondo non è altro dalle sue Leggi, quasi che esse fossero aggiunte ad arbitrio: il mondo è le sue Leggi. Non rispettarle significa distruggerlo, semplicemente. Ora, il mondo è affidato agli uomini, come s’è detto, in gestione, né la loro libertà può ricrearlo, ma solo distruggere o conservare. Dove conservare, facendolo fiorire, significa non tanto penetrare questa o quella legge della fisica o della chimica con sapienze specifiche mirabolanti, ma obbedire a un progetto assai più vasto di ogni vastità umana, con la coscienza di collaborare alla magnificenza della vita donata dal Creatore. Perché la nostra libertà è solo, in senso proprio, libertà di orientare in un senso o nell’altro la nostra volontà: “O con me, o contro di me”. Nulla più, nulla meno. Il resto è sempre soggetto a condizioni esterne o interne.

Colei, che a Fatima e poi ancora altrove, in un continuo coerentissimo di appelli che proseguono da un secolo esatto, viene in soccorso materno dell’umanità, viene dal Centro di quella Trinità da cui tutto si esplica e in cui tutto si compendia, e accoratamente ci supplica di vedere in altro modo la realtà: non ci vuol privare della nostra umanità, ma anzi ci mette in guardia dal privarcene noi stessi, dall’autodistruggerci.

Ella vede nell’insieme quello che al nostro sguardo parziale, oltre che oscurato, sfugge; vede dal Centro quello che da nessun punto della superficie può vedersi. Vede, viene, piange, esorta, ammonisce e provvede instancabilmente nella nostra povera, sciaguratissima storia. Estremo dono di Dio, nostra Regina.

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