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nativitaMi colpisce molto l’insistenza con cui la Chiesa richiama l’attenzione sull’Amore di Dio per la quotidianità, per le pieghe insignificanti dell’esistenza; come se costantemente ci invitasse a venerare in Cristo il Dio delle piccole cose (se mi si consente la citazione).

Dice Gesù: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te.” (Mt 11,25-26)

Egli si è fatto incontro a noi, nella condizione umana, nella forma che meno gli uomini intendono riconoscere: in una piega qualunque dell’esistenza, in una situazione terrena che nulla aveva d’eccezionale in un senso o nell’altro, e sempre ha vissuto e s’è rivelato in quelle pieghe umili della vita ordinaria che tutti ci riguardano: per strada, a tavola, nell’ordinaria miseria che la città ha sotto gli occhi quotidianamente e non ci fa caso; come non fa caso al volo degli uccelli o allo splendore dei gigli selvatici.

Così Egli ci sta accanto, non nei gran pensieri e nelle grandi azioni, ma nelle pieghe opache del nostro cuore, è lì che bussa incessantemente perché apriamo gli occhi alle piccole cose normali, a vederle piene di luce infinita, frutto di un miracolo incessante (non è la creazione continua sottolineata dall’Islam?). Non dare più per scontato nulla e tornare a vederlo come dono, inspiegabile se non alla luce dell’Amore del Padre che ci viene incontro. Dono non solo della vita e del mondo che con essa ci si dischiude, ma della Sua Vita, che è il Figlio Emmanuel, cioè il Dio-con-noi.

Ecco, dunque, cos’è il Natale: il nostro cuore che si apre come una culla a ricevere questa sempre rinata Verità, per custodirla, nutrirla e farsene nutrire, e farcene invadere in ogni momento della vita, non come idea, ma come Presenza reale e personale che vive in noi (noi viviamo in e attraverso Lui) e accompagna ogni nostro battito.

C’è una corrispondenza precisa tra il Dio-delle-piccole-cose e la Via di Mezzo buddhista, la povertà dell’insignificanza del mondo e l’umiltà della porte stretta. E inoltre: cosa significa “Beati i poveri in spirito” se non beati coloro che sono privi di attaccamento? Ecco perché Dio è per gli umili di cuore: non essere attaccati, cioè umili, è avere lo spirito libero dalle condizioni di peccato, libero di concepire il miracolo di ogni istante, nutrirsi di meraviglia, che è preghiera, adorazione e glorificazione, tornare a ogni cosa con occhi limpidi di fanciullo, gli occhi di Gesù Bambino, che tutto sa e tutto nella vita umana riscopre in ogni atto del Suo cammino accanto a noi nel mondo, dalla paglia alla Croce.

Buon Natale con tutto il mio povero cuore che vi rimanda al Cuore perfetto di Gesù in voi.

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