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americheÈ comune convinzione che il cristianesimo si sia imposto nelle Americhe sopprimendo deliberatamente i culti precedenti. Il che è sempre più considerato con dolore, come una ferita spirituale tuttora aperta, e giustificate perplessità suscita chi tuttora ritiene che la vera fede debba a buon diritto sostituire l’idolatria.

Eppure le cose sono più complesse, e lo testimonia un importante documento di Propaganda Fide, stilato nel 1659. Era diretto ai Vicari Apostolici di recente istituzione (1656)[1], proprio per contrastare l’eccesso di sovranità degli stati cattolici, i quali continuavano ad usufruire del diritto ‘vicario’ sulle missioni e ne facevano largo uso ben oltre il mandato. Soprattutto si opponevano al controllo di Roma e tanto più alla revisione di questa loro condizione di favore. Per la Cina ciò si farà sentire fin dentro il XX secolo, quando ormai a spagnoli e portoghesi succederanno nella ‘funzione vicaria’ i francesi, laicisti in patria e ‘difensori’ degli interessi cattolici in Oriente. Queste le direttive del documento romano, che rimane uno dei riferimenti chiave per il rapporto tra le religioni e le culture:

Non preoccupatevi in nessun modo di indurre quei popoli a mutare i loro usi, le loro consuetudini di vita, i loro costumi, a meno che non siano apertamente contrari alla religione e ai buoni costumi. Che cosa c’è infatti di più assurdo che trapiantare in Cina la Francia, la Spagna, l’Italia o qualche altro paese dell’Europa? Non è questo che voi dovete introdurre, ma la fede che non respinge o lede i riti e gli usi di alcun popolo, purché questi non siano cattivi, ma intende piuttosto salvaguardarli e consolidarli. E poiché è insito nella natura umana circondare di maggiore stima e di più grande affetto le tradizioni del proprio paese e soprattutto la propria patria rispetto alle altre, così non esiste nulla che generi maggiormente odio o motivi di risentimento che il far mutare le consuetudini patrie, soprattutto quelle apprese dalla tradizione concorde dei padri; e ciò si verifica particolarmente quando si vogliono sostituire le consuetudini abrogate con quelle di una nazione straniera. Non confrontate dunque mai i costumi di quei popoli con i costumi europei, piuttosto siate solleciti ad assumere quelle consuetudini. Ammirate e lodate tutto ciò che merita lode, se invece qualche costume è criticabile, non dovete certo esaltare siffatto costume, come potrebbe fare chi lo approvasse, ma al riguardo comportatevi con prudenza o evitando di giudicare o almeno non condannando sconsideratamente. I costumi che, invece, sono cattivi, non devono essere combattuti con parole di disapprovazione, ma dissentendo con silenziosa delicatezza, cogliendo l’occasione per accostare dolcemente le persone, ormai ben disposte, alla verità”[2]

 

[1] I Vicari Apostolici si vedevano affidata una diocesi per così dire ‘fantasma’, puramente nominale perché esistente un tempo e ora non più, a significare che la loro giurisdizione si sottraeva a qualsiasi territorio sottoposto a sovrani. Erano però vescovi a pieno titolo e dunque potevano esercitare il loro mandato a prescindere da altro riconoscimento. In realtà, essi incontrarono serie difficoltà ad adempiere questo comito per la semplice ragione che i sovrani ‘cattolici’ non erano disposti a perdere o a veder ridotta la loro prassi di controllo autonomo delle missioni.

[2]Sacrae Congregationis de Propaganda Fide Memoria Rerum, Vol. III/2, pp. 702-703.

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