011.19234193 Redazione 

Bruno Volpi e il bisogno di comunità

Bruno VolpiAlcuni giorni fa, il 16 settembre, è morto a questa vita Bruno Volpi. Il suo nome non era forse noto al grande pubblico, anche se sui giornali se ne è parlato. Era il fondatore a Milano della comunità di Villapizzone, poi di Mondo di Comunità e Famiglia, che oggi conta in Italia ben trentacinque comunità e quarantacinque gruppi di condivisione. Un’esperienza sorta in un contesto religioso ben preciso – la Milano del Cardinal Martini e dei Gesuiti– ma sviluppatasi in termini volutamente laici.

L’avevamo conosciuto personalmente ed era nato un rapporto intenso. Era innanzitutto chiaro che nel percorso umano suo e della sua famiglia aveva preso forma una risposta al bisogno profondo, in una società frantumata e sempre più individualistica come la nostra, di ricostruire legami comunitari. Tant’è vero che quel percorso ci eravamo proposti di studiarlo, e in tale contesto si era svolta l’intervista che ora pubblichiamo. Avevamo anche pensato insieme a un progetto rivolto agli immigrati: cioè creare esperienze comunitarie connesse col lavoro agricolo. Non se ne era però fatto niente per la complessità, come ben sappiamo, del fenomeno.

Al di là di ciò, e di bilanci che non ci competono, vorremmo dunque ora ricordare la persona. Di fronte al Mistero in cui è stato accolto, testimoniare il bene che ha comunicato.

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Buddhisti e Musulmani

manifestazione di monaciImprovvisamente un nuovo fronte dell’odio religioso, nonché della “guerra mondiale a pezzi” in corso, rischia di aprirsi in Myanmar, la storica Birmania. In un Paese a maggioranza buddhista, protagonista negli scorsi anni di un’eroica resistenza nonviolenta che ha portato infine all’accantonamento del regime militare e a un governo democratico guidato dal Premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, è in atto una violenta repressione contro una minoranza di religione islamica – i Rohingya – che presumibilmente mira a espellerli dal Paese stesso.
La situazione in realtà è complessa e andrebbe analizzata con attenzione; ma in ogni caso il pericolo è grande, sia per le vittime innocenti sia per il significato simbolico che la vicenda riveste.
Ciò ha sicuramente indotto alcuni tra i principali leader buddhisti mondiali – da Thich Nhat Hanh al Dalai Lama a intervenire pubblicamente, richiamando i Buddhisti birmani ai principi pacifici e compassionevoli del Dharma. Ci riferiamo soprattutto a un importante appello a cui in Italia ha aderito l’Unione Buddhista Italiana. Un appello che contiene un prezioso insegnamento. Cioè operiamo davvero per la pace se siamo pronti a vedere non sempre solo la malvagità altrui, ma innanzitutto il danno che dalla nostra stessa parte si viene facendo - talora anche con motivazioni comprensibili, perché il torto e la ragione non si dividono così nettamente come vorremmo. È di quello che dovremmo assumerci la responsabilità.
In ogni caso, così come è giusto che, di fronte ad atti di violenza i cui autori dichiarano di agire in nome dell’Islam, i Musulmani siano richiesti non solo di condannarli, ma di operare in ogni modo affinché ne siano estirpate le radici, e di agire affinché nei Paesi in cui sono maggioranza siano tutelate le minoranze, è giusto che si agisca con rigore quando a essere minoranza perseguitata sono i Musulmani.

 

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Sommovimenti in corso

trump e xi jinpingL’improvvisa recrudescenza di attentati avverte, chi mai se ne fosse dimenticato, che la “guerra mondiale a pezzi” è tutt’altro che conclusa. E non potrà ovviamente esserlo fino a quando certi nodi, circa la distribuzione dei poteri mondiali, non saranno in un modo o nell’altro sciolti.
In Medio Oriente con la presa di Mosul una certa vicenda sembra essersi decisa, ma la frattura tra Arabia Saudita e Qatar mostra come complessi e aggrovigliati siano i giochi. Nel frattempo in tutt’altri scenari, in Corea e in Venezuela, vicende apparentemente di tutt’altro tipo attraggono l’attenzione, senza che se ne sappia decifrare il senso. In un’impossibile mappa dei conflitti in corso dovrebbero infine comparire in primo piano quelli interni all’establishment americano, nonché quelli per il controllo dell’economia mondiale. Mentre la Russia ha scompaginato i giochi militari in Medio Oriente, la Cina ha forse preso, come niente fosse, la guida della globalizzazione.
È possibile, e certo auspicabile, che più di un giorno trascorra senza attentati o campagne militari, ma del tutto improbabile che il conflitto conosca per ora tregua su piani più profondi. Lungo le vie spesso imperscrutabili dove scorre il denaro. Oppure nella coscienza umana più universale: quella che le religioni in vario modo esprimono.
Il che finisce per mostrare che la pace non dipende da ideali e neppure da opportunità: anche in suo nome si può fare la guerra - anzi a ben guardare per lo più è così. Quel che si trova dietro tutti i giochi è l’alternativa tra Mammona e Dio. A condizione ovviamente di saperli distinguere.

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Il secolo di Fatima

fatimaParlare delle apparizioni mariane vuol dire mettere a dura prova chi non vive in una prospettiva religiosa, e talora anche chi la vive. Eppure sarebbe pienamente dignitoso ammettere, parafrasando l’Amleto, che ci siano più cose in cielo e in terra che nella nostra filosofia. Tanto più che il valore di una filosofia sta, più che in quello che sa spiegare, nell’apertura che consente oltre quel limite.

Detto ciò, i cent’anni intercorsi dalle apparizioni di Fatima hanno ospitato eventi terribili, in verità non meglio spiegabili: abissi di orrore di cui nessuna ricostruzione storica può davvero rendere ragione. Ma com’è che il mistero del male si rende più accettabile? Perché senza troppe esitazioni parliamo del secolo di Auschwitz o del Gulag o di Hiroshima, mentre solo con molta difficoltà del secolo di Fatima?

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Noi siamo con le vittime di Tanta e Alessandria

muslims donate blood

Noi siamo con le vittime di Tanta e Alessandria - oltre che naturalmente di Stoccolma.

Chi ha pianificato questa nuova orrenda strage, tra i Cristiani in preghiera nella Domenica delle Palme, ha gettato nuova infamia sulla religione che dichiara sua, cercando di farne in ogni modo un puro strumento d’odio.

Per i Cristiani, d’Egitto e di tutto il mondo, la Pasqua avrà quest’anno un significato particolarmente intenso. Ma non sfugga che molti Musulmani stanno donando il sangue per i feriti. Se la comune sorte di molte comunità cristiane, in Medio Oriente e oltre, sta realizzando quel che si dice l’ecumenismo del sangue, il gesto compiuto oggi dai Musulmani, unitamente al sangue che essi stessi continuamente versano per analoghi crimini, è simbolo di una comunione ancora più ampia. Possa questo simbolo parlare all’umanità, ed essere seme di un futuro comune. 

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