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Verso una nuova comprensione della fede

A cura di Interdependence

 

Panikkar

L’estate – questa estate così strana – sta scivolando nell’autunno. Siamo nei giorni del capodanno ebraico. Le scuole hanno riaperto, anche se nessuno sa cosa accadrà nei prossimi mesi.
Nel mondo gli scenari sono sotto ogni aspetto quanto mai incerti. Nel confronto tra i grandi universi religiosi, spesso fittamente intrecciato con quello tra le potenze politiche, economiche e militari,  non ha asciato indifferenti la decisione del governo turco di riutilizzare come moschea l’antica basilica di Santa Sofia.  E nel frattempo in Italia una serie di atti gravi di violenza mostra quanto profonda sia la crisi nel mondo giovanile. È anche con questo che la riflessione religiosa deve confrontarsi. Oltre che, naturalmente, con le grandi figure che hanno aperto strade nuove.

 Dieci anni fa, il 26 agosto del 2010, per una singolare circostanza nel centesimo anniversario della nascita di Madre Teresa di Calcutta, moriva Raimon Panikkar. La sua figura è stata più volte presente su queste pagine, costituendo un importante riferimento per questo nostro percorso.
Nove anni fa, nel 2011, fummo tra gli organizzatori ad Assisi del convegno dal titolo Nello spirito di Assisi. Raimon Panikkar: uomo di Dio, di pace e di dialogo. I testi di quel convegno furono pubblicati due anni dopo nel volume Raimon Panikkar filosofo e teologo del dialogo (Aracne, Roma 2013). Nel 2016 organizzammo a Torino un altro importante convegno: Philosophia pacis. Filosofia e spiritualità dopo Raimon Panikkar. I testi sono pubblicati online sulla rivista Dialegesthai, collegata all’Università di Roma Tor Vergata: https://mondodomani.org/dialegesthai/.

Vorremmo poi ora segnalare un audio: http://www.holosinternational.org/segatti.mp3. Si tratta di un’intervista fatta a suo tempo a Panikkar da Ermis Segatti su cosa si debba intendere con fede. Poche parole attraverso cui si percepisce una grande esperienza spirituale. Di seguito infine due testi tratti da Ritorno alla Sorgente. Raimon Panikkar tra filosofia, teologia e missiologia, pubblicato nel 2019 da Urbaniana University Press.

Ciò di cui Panikkar è diventato il simbolo è un evento che caratterizza in profondità il nostro tempo: cioè l’incontro del Cristianesimo e dell’Occidente con le grandi correnti spirituali dell’Oriente. Siamo al di là del dialogo interreligioso. Quello che sta affiorando è una nuova comprensione della fede.

 



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Radici

A cura di Interdependence

 

chagall

È un tempo inquieto quello che viviamo, e inquietante.
Per alcuni mesi le tensioni che lo attraversano sono state assorbite da un evento inaspettato, che è parso portare tutto alla paralisi. Anche se l’evento stesso diventava motivo di contrasto, tra i poteri che si disputano la supremazia planetaria.
E ora che il virus pare regredire, senza alcuna garanzia per il futuro e lasciando società più povere e instabili? Cosa ci dobbiamo attendere, sul piano sociale e su quello geopolitico?

La saggezza di altri tempi avrebbe detto che, poiché le cose che si svolgono nel tempo sono imprevedibili, lo sguardo si deve alzare al di là del tempo. E le religioni sono appunto questo: un radicarsi degli eventi in un piano più profondo.
Non paia fuori luogo dunque se parliamo di preghiera. Dai momenti più angosciosi di quel che abbiamo vissuto, sembra emergere un’esperienza spirituale nuova.
E neppure può stupire se, ricordando un importante filosofo da poco scomparso, riflettiamo sul tempo e sull’eternità.

È il caso di osservare che si è concluso il Ramadan, il mese in cui si ricorda la discesa del Corano, ed è trascorso il Vesak, la festa del Risveglio del Buddha. Nel mondo ebraico e in quello cristiano si è celebrata la Pentecoste. Nella versione ebraica (Shavuot) c’è la rivelazione sul Monte Sinai della Torah, che è il fondamento della tradizione religiosa del popolo di Israele; in quella cristiana la discesa dello Spirito Santo, cioè l’inizio vero e proprio della Chiesa.

angelus



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Laudato si’ per la fede viva

Interdependence

 

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Il 18 maggio era il centenario della nascita di Giovanni Paolo II, il 24 il quinto anniversario della pubblicazione della Laudato si' (era, nel 2015, il giorno della Pentecoste). Cosa collega queste due ricorrenze?
 
Giovanni Paolo II è stato una figura religiosa di straordinario coraggio, che ha contribuito a chiudere l'epoca della Guerra Fredda e ad aprire quella in cui viviamo, sapendo opporre la forza della fede sia al potere sovietico sia successivamente a quello americano.
 
Ci piace però soprattutto ricordarlo come colui che convocò nel 1986 il grande incontro interreligioso di Assisi. Per merito di quell'incontro il dialogo tra le religioni ha assunto un ruolo di primo piano nelle vicende
mondiali.
 
L'enciclica Laudato si' è il manifesto di un'importante svolta della Chiesa Cattolica, che ridefinisce i compiti della nostra epoca in funzione innanzitutto della salvaguardia della terra.
 
Si tratta di una svolta in cui il dialogo interreligioso è più che mai protagonista. Dal più recente Sinodo sull'Amazzonia, appare chiaramente che la salvezza della terra e il riconoscimento del pluralismo delle radici
spirituali umane sono strettamente connessi. Anzi, come affermato nell'incontro di Abu Dhabi tra Papa Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar, il pluralismo religioso corrisponde alla volontà di Dio.
 
I tempi corrono veloci. E le tradizioni religiose più di ogni altro sono chiamate a ridefinirne il senso. Questo perché, pur collocandosi nella storia e nel tempo, il loro fondamento non si risolve in essi.
 
Ciò non esclude però che esse stesse siano attraversate da tensioni molto forti. Le grandi responsabilità sociali di cui sono investite le sottopone infatti alla tentazione che da millenni è tipica degli apparati religiosi:
quella del potere. Questa è in fondo la radice degli attuali usi politici che della religione vengono fatti, più o meno presenti nei vari contesti.
 
Una fede autentica non può che essere via di libertà. Ma quando la religione è soprattutto concepita come il più efficace mezzo di identità sociale, tutt'altri scenari vengono a dischiudersi.
 
L'idea che la propria religione abbia un valore di verità indiscutibilmente superiore a quella altrui, non più accettabile dal livello raggiunto dalla coscienza mondiale, viene ripresentata da gruppi che volutamente ribaltano gli assunti di quel che è da loro individuato come pensiero dominante, complice dei processi di globalizzazione in atto. Dai movimenti islamisti a quanti in ambito cattolico animano un duro contrasto a Papa Francesco, il dialogo interreligioso oggi incontra oppositori in quasi ciascun ambito.
 
La loro critica coglie di volta in volta nodi irrisolti, ma ha il fondamentale difetto di travisare il senso profondo della fede. Il richiamo tanto enfatizzato alla tradizione la riduce a involucro ideologico, privo di autentica vita spirituale. Una fede viva non ha in genere alcun bisogno di ostentare il legame con le forme del passato, ma sa trarne ispirazione per crearne di nuove.
 
Quando a Gesù fu chiesto se si dovesse pagare o meno il tributo ai Romani, non si apprezza la sua risposta ("Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio") se non si tiene conto che una parte del mondo ebraico voleva l'insurrezione contro Roma. La venuta del Messia coincideva dunque con un compito politico e non era concepibile al di fuori di esso. Ma il fatto che Gesù si sia sottratto dice chiaramente come ben altre siano le vie spirituali.
 
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Un nuovo inizio

edit 1Quale momento più adatto per un rinnovamento di questo sito?

Il presupposto è un percorso che ha ormai quasi vent’anni, di cui forniamo altrove sufficienti ragguagli.
Siamo nel contesto del dialogo interculturale e interreligioso. Cioè di una delle grandi svolte nella storia umana, perché mai prima d’ora le varie tradizioni, che lungo i secoli e i millenni ne hanno costituito la trama, si sono trovate in un rapporto così ravvicinato, per cui l’identità propria non è più pensabile prescindendo da quella altrui. E questo mentre l’umanità si trova a vivere condizioni radicalmente diverse dal passato, mettendo soprattutto a dura prova la cornice entro cui ogni sua vicenda si inserisce: cioè il rapporto con l’ambiente naturale.
Questo è il presupposto. Un percorso nato dunque dalla consapevolezza della novità che tutto ciò implica. E della necessità di una coscienza culturale nuova, sia pure con radici antiche quanto l’uomo.
Poi siamo entrati tutti in un evento incontrollabile e inquietante, nel quale il senso del nostro tempo pare avere drammaticamente preso forma. Per cui è lecito pensare ai giorni che viviamo come a un nuovo inizio, tanto inatteso quanto necessario.
Le condizioni che l’umanità ha raggiunto non consentono di proseguire sulla base di prospettive non più affidabili. C’è bisogno per l’appunto di una coscienzaedit 2 culturale nuova, che riconduca il cambiamento sociale e tecnologico al più solido fondamento dell’umanità di sempre.
Quando le acque di questa sorta di diluvio si ritireranno, bisognerà ricostruire in altro modo. Pensando in una prospettiva più ampia, non nell’ottica limitata in cui ancora si sta agendo.
Mettiamo quindi queste pagine interamente a disposizione di un nuovo inizio.
Siamo nella primavera di questo indimenticabile 2020. Dopo la Pasqua ebraica e cristiana, siamo entrati nel Ramadan, durante il quale col digiuno si commemora la rivelazione del Corano; e siamo transitati attraverso la luna piena del Vesak, in cui si celebra la nascita, l’Illuminazione e la morte del Buddha. Possiamo considerarli dunque giorni di purificazione, e anche di risveglio.
L’idea dell’interdipendenza ci dice dei legami che uniscono gli individui e i popoli, nonché l’umanità alle leggi spirituali e cosmiche.

 

 

 

 

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L’uomo della Sindone, oggi

Saranno per tutti indimenticabili le immagini di Papa Francesco che celebra nella Piazza San Pietro vuota. E ci dicono come, nelle circostanze che viviamo, con scelte solo all’apparenza dimesse, la Chiesa Cattolica abbia lanciato messaggi assai potenti. Segnalando inequivocabilmente che quello che viviamo non è un evento solo sanitario, o economico e geopolitico, ma anche propriamente spirituale.

In questa luce va inteso ciò che è avvenuto a Torino il sabato di Pasqua: l’ostensione straordinaria della Sacra Sindone. La reliquia più importante della Cattolicità, custodita nella cappella annessa al Duomo e al tempo stesso incastonata nella struttura di Palazzo Reale, in quanto a suo tempo proprietà dei Savoia, è stata per breve tempo esposta nelle modalità che oggi sono consentite: cioè sotto lo sguardo delle telecamere.

L’Arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, si è intrattenuto in preghiera al suo cospetto. Nell’immagine che compare sul lenzuolo, che la fede attribuisce al corpo di Cristo deposto dalla Croce, più che mai si riflette ciò che chiunque è chiamato a riconoscere: la condizione umana stessa, sfigurata dalle sofferenze che la storia ha saputo infliggerle.
Sia consentita una nota a margine. Questo sito, che ora esordiscono in una nuova veste, rivolgendosi a un contesto nazionale e in prospettiva internazionale, sono in primo luogo espressione di un percorso interreligioso che ha le sue radici in Torino. In una città molto particolare, che ha una fisionomia spirituale sua propria. È la città dei santi sociali, e per l’appunto della Sacra Sindone.

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