Emanuele Severino

A cura di Interdependence

 
Severino 1

Ci sono argomenti e personaggi su cui è importante focalizzare l’attenzione. Cominciamo con una figura di rilievo della filosofia, Emanuele Severino, scomparso all’inizio di quest’anno.

Per quanto il suo rapporto con la religione non fosse facile, o forse proprio per questo, riteniamo che il confronto con lui abbia un interesse non solo intellettuale ma anche spirituale.
Cercheremo pertanto, con aggiornamenti successivi, di fornire alcuni spunti.
SALTO PAGINA
Non pretendiamo di essere esaustivi. Non si deve forse avere in genere questo atteggiamento – e ciò fa parte dell’angolazione che ci è propria, quindi in fondo della nostra filosofia; ma tanto meno si può averlo in questa circostanza.
Il fatto che si sia trattato di un pensiero controverso scaturisce dalla forma estrema dell’affermazione che è al suo centro: quella che confuta il divenire e afferma che tutto è eterno. Si capisce facilmente come una simile affermazione sia in radicale contrasto con il senso comune e con quasi tutta la filosofia, addirittura non solo occidentale; ma al tempo stesso investa le questioni che più stanno a cuore agli esseri umani, cioè quelle legate alla vita e alla morte.
Entrambi gli aspetti spiegano in prima battuta la grande notorietà ottenuta da Severino, così come il senza ancora nulla dire intorno al valore di verità del suo pensiero.
Si tratta di qualcosa di inaudito, di una manifestazione della verità assolutamente decisiva, non espressa da alcun’altra precedente sapienza, come Severino stesso non aveva esitazione a dire, oppure di una semplice provocazione, priva di autentica consistenza?
Proveremo a rispondere a questa domanda, a sciogliere l’enigma che Severino rappresenta. Il fatto che ci troviamo a farlo in una situazione mondiale in cui alle questioni della vita e della morte siamo più che mai sensibili conferisce alla domanda una inimmaginabile serietà.
Andiamo per gradi.
Troverete su queste pagine, perché sia chiaro a tutti ciò di cui parliamo, una bella presentazione del pensiero di Severino, e delle premesse da cui muove, ad opera di Marcello Croce.
Prima ancora diamo però la parola a Severino stesso, attraverso alcune videoregistrazioni facilmente reperibili sulla rete.
Cominciamo da un video interessante anche per le intersezioni con le vicende politiche, che Severino seguì sempre con insospettabile attenzione. Si tratta di un colloquio, avvenuto nell’aprile del 2019, quindi un anno fa, con il premier Conte, allora a capo della coalizione giallo-verde: https://www.youtube.com/watch?v=UEc3qlluDog. Di fronte a un lettore non specialista ma a sua volta attento, Severino si trova a presentare il suo pensiero nelle sue implicazioni storico-sociali. E a porre una questione per lui centrale e con grandi implicazioni rispetto alla condizione contemporanea: cioè il predominio incontrastabile della tecnica.
Tornando indietro nel tempo, al 2004, ci troviamo in tutt’altro scenario storico: quello che fece seguito all’11 settembre.
Nella trasmissione televisiva L’infedele (https://www.youtube.com/watch?v=9PY57JT_WBM), Gad Lerner ebbe l’idea di convocare alcuni tra i principali nomi della filosofia accademica italiana, con al centro Severino, per discutere del nichilismo. In modo discutibile, Gad Lerner accostava sotto questa etichetta fenomeni diversi, dal terrorismo di matrice islamista alla perdita di valori nelle società occidentali. Malgrado ciò, la trasmissione consente di avere un quadro delle varie posizioni della cultura italiana di quegli anni. Particolarmente interessante è il contrasto tra Severino e Gianni Vattimo.
Quest’ultimo era forse stato il personaggio più noto della filosofia italiana del periodo immediatamente precedente, quando col suo pensiero debole aveva interpretato una certa stagione del clima culturale internazionale dopo la fine degli anni settanta. Posizione da cui era poi stato esautorato soprattutto a seguito della sua tardiva riscoperta del marxismo. Ebbene, è interessante notare come Vattimo rivendichi una lettura tutta politica e sociale dei fenomeni, mentre Severino ne proponga una del tutto “filosofica”, cioè volta a collocarli nel quadro più ampio del destino dell’Occidente. Si potrebbe anche discutere intorno alle ragioni che hanno reso Severino, per quanto controverso fosse il suo pensiero, così indiscutibilmente oggetto di omaggio…
Un omaggio comunque crescente, che gli è venuto da ogni dove. Nel gennaio del 2016 Severino a Milano viene fatto oggetto di un omaggio formale a cui prendono parte due altre importanti figure come Massimo Cacciari e Carlo Sini: https://www.youtube.com/watch?v=01wBjB1jMro. Viene indiscutibilmente riconosciuta l’originalità e grandezza del suo pensiero, e lui ha modo di precisarne alcuni aspetti. In controtendenza rispetto al senso comune culturale del nostro tempo, Severino rivendica un pensiero che esprime il carattere definitivo della verità, prendendo le distanze al tempo stesso dalle visioni religiose. Giganteggia la questione della condizione umana. Severino ha spesso detto che l’uomo è “un re che si crede un mendicante”.
Un ultimo video, che risale allo stesso 2016, pone Severino a confronto esplicitamente con le varie culture religiose: https://www.youtube.com/watch?v=nW674XeLU2U. La sua tesi è inequivocabile. In contrasto con quanto affermato da tutti gli esponenti del dialogo interreligioso, Severino ritiene che tra religione e violenza ci sia un nesso intrinseco. Bisognerà tenerne conto.

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