011.19234193 Redazione 

 

Noi siamo con Willy

di Noi Siamo con Voi

 

willy

Noi siamo con Willy, e con tutti coloro che, anche in forme meno estreme, sono stati vittime in questo periodo di atti di violenza che è ormai del tutto riduttivo chiamare bullismo. Neppure è appropriato riferire tali atti a una matrice politica, ancorché inconscia: innanzitutto – lo ricordiamo come esponenti delle diverse culture religiose – perché vanno comunque sempre ricondotti alla personale responsabilità di chi li compie;  poi perché quel che affiora è in ogni caso molto più profondo - atavico e insieme più che mai moderno.
Sotto un certo aspetto si tratta di pulsioni che da sempre albergano nell’animo umano, che i sistemi del passato hanno in vario modo incanalato e di volta in volta contenuto oppure esaltato e spinto all’estremo: non si può ignorare quanta parte di storia umana sia intessuta di crudeltà analoghe allo scempio che del corpo di Willy hanno fatto i suoi carnefici. Il fatto che alla coscienza odierna non siano più accettabili è segno di una sensibilità etica molto maggiore di quel che si voglia comunemente riconoscere.
Sotto un altro aspetto bisogna invece capire che tale sensibilità incontra una difficoltà crescente a trovare le forme in cui esprimersi. La crisi comunque indiscutibile delle religioni, o almeno dei loro assetti tradizionalmente consolidati, e la crisi delle ideologie laiche, le quali per qualche tempo ne hanno preso il posto, lascia soprattutto gli strati sociali culturalmente più deboli  in quello che è comunemente inteso come un deserto valoriale. Che non è in realtà un deserto, ma la difficoltà a trovare forme socialmente accreditate in cui riconoscere un bisogno di senso comunque sempre e forse più che mai presente. La conseguenza è per alcuni, o anche molti, una vera e propria regressione antropologica verso la forma più elementare: cioè la sopraffazione e la violenza pura. Ma si deve anche vedere che per altri, come emblematicamente Willy, c’è la generosa disponibilità a mettere in gioco la vita stessa per un senso molto vivo di ciò che costituisce la comune base umana, nutrito non a caso dalla fede religiosa.
Dovrebbe essere evidente da tutto ciò che quello a cui la società è chiamata è soprattutto un compito educativo, che non può certo ridursi ai programmi di prevenzione del bullismo. C’è bisogno di assumersi un compito educativo globale, all’interno del quale andrebbe dedicata particolare attenzione alla crisi di identità che stanno soprattutto vivendo i giovani maschi, a fronte di cambiamenti culturali sconvolgenti rispetto ai modelli del passato e senza per lo più valide alternative in cambio. Sotto un diverso aspetto, questo è drammaticamente segnalato anche dall’altro gravissimo episodio di questi giorni: la morte, provocata dal fratello, di Maria Paola Gagliano, colpevole di una relazione che fuoriusciva dai canoni tradizionalmente considerati accettabili.
C’è una grave sofferenza in queste giovani generazioni, rispetto alla quale non ci si può permettere di rimanere insensibili. Il perdono che la famiglia di Willy ha accordato ai suoi assassini ci impegna moralmente tutti.

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Noi siamo con Santa Sofia

di Noi Siamo con Voi

 

silvia romano

Noi siamo con Santa Sofia, perché non solo le persone ma anche i simboli e i luoghi sacri possono diventare vittime di decisioni ispirate da ragioni di potere.

A Istanbul, l’antica Costantinopoli, la basilica dedicata a Santa Sofia, la divina Sapienza, è stata per quasi mille anni sede del Patriarcato di Costantinopoli, con un’importanza quindi per la Cristianità d’Oriente paragonabile a quella rivestita da San Pietro in Occidente. Poi, nel 1453, a seguito della conquista ottomana, è stata trasformata in moschea. Nel Novecento, con la nascita della Turchia moderna, sotto l’influsso di un’ideologia laicista, la si era sottratta al culto religioso e trasformata in museo; ma oggi, nel contesto dell’Islam politico del Presidente Erdogan, viene nuovamente adibita a moschea.

Si tratta di una decisione su cui è doveroso esprimere perplessità. Rende giustizia solo a una parte della storia, e non a quella più lunga e originaria. Di conseguenza introduce una ferita in ciò di cui in ogni modo ci si sta prendendo cura, cioè il rapporto tra Islam e Cristianesimo.

Per questo è importante la posizione assunta dall’Imam Yahya Pallavicini, presidente della Coreis (Comunità Religiosa Islamica): Santa Sofia dovrebbe tornare a essere chiesa cristiana. Con ciò si intende affermare che la destinazione di un luogo sacro non deve dipendere da finalità politiche e ancor meno con l’uso della forza. Il fatto che tante volte sia avvenuto, e non certo solo ad opera dell’Islam (ad esempio molte chiese cristiane sono state anche moschee), non può esimere oggi dall’affermare un principio fondamentale per la convivenza tra le fedi.

Interessante è anche la proposta di esponenti cristiani del Pakistan: che Santa Sofia possa ospitare tanto il culto religioso islamico quanto quello cristiano. Può apparire una soluzione al momento inattuabile, che però ne farebbe un simbolo, anziché del conflitto storico tra le due grandi religioni, della loro comune professione di fede nell’unico Dio.

Ben difficilmente queste due proposte potranno mutare la decisione presa, ma il loro valore va al di là degli interessi immediati. In quel che oggi può apparire utile a cementare un’identità sociale non è difficile vedere un danno ben più grande nelle relazioni tra le fedi e le culture.

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Noi siamo con le vittime dello Sri Lanka

sri lankaNoi siamo con le vittime dello Sri Lanka.
A distanza di giorni dall’orrenda strage, tutt’altro che chiaro è quale sia la regia che ha diretto questo crimine, e pressoché impossibile riunire le tessere del mosaico affinché mostrino un disegno coerente.
Quel che si deve intendere è che si è voluto lanciare un messaggio sui corpi straziati dei cristiani riuniti in preghiera nel giorno di Pasqua; che ciò è accaduto in un Paese a grande maggioranza buddhista, il quale anzi storicamente ha avuto un ruolo decisivo nella diffusione del Dharma, tant’è che vi fu messo per iscritto il Canone Pali, che è alla base di ogni tradizione che si richiami al Buddha; poi bisogna ricordare che tale Paese è reduce da una feroce guerra civile che in anni ancora recenti ha contrapposto la maggioranza singalese, di religione buddhista, alla minoranza Tamil, di religione hindu; infine si tratta di sapere che nell’ultimo periodo si sono acuite le tensioni tra la maggioranza buddhista, nella quale affiorano tendenze fortemente identitarie, e le minoranze islamica e cristiana; mentre contemporaneamente si è aperta una grave crisi politica, che lascia intendere contrasti tra diversi gruppi di potere; e tutto ciò in un contesto geopolitico in cui lo Sri Lanka potrebbe avere un ruolo non irrilevante nella competizione tra Cina e India per il controllo dell’Oceano Indiano.
Citiamo per ultima l’Isis, a cui viene oggi attribuita la diretta responsabilità dell’eccidio. Ma non dovrebbe ormai sfuggire a nessuno che il terrorismo islamico, coi suoi registi più o meno occulti, è del tutto interno allo scontro in atto nella ridefinizione dei poteri mondiali. Non solo in Medio Oriente, ma anche nel cuore dell’Asia. Ad esempio due mesi fa, col pretesto di attaccare basi terroriste, l’aviazione indiana ha colpito il Pakistan, sempre più legato alla Cina, mettendo a grave rischio una frontiera che è tra le più pericolose del mondo.
Difficile da valutare infine quanto ci sia del vero nella versione che la strage dello Sri Lanka sia la risposta a quella recente della Nuova Zelanda. Nella quale ha fatto la sua apparizione un nuovo tipo di terrorismo, quello del suprematismo bianco in funzione anti-Islam e anti-immigrazione.
Quel che è certo è che gli eccidi dei civili inermi, in particolare appartenenti alle minoranze religiose, continua a essere un mezzo privilegiato attraverso cui si combatte quello che Papa Francesco a suo tempo ha definito “guerra mondiale a pezzi”. Messaggi crudeli che qualcuno per lo più nell’ombra lancia ad altri, nell’intento di modificare qualche situazione. Tanto meno c’è dunque alternativa, per chi voglia coltivare la speranza, all’essere comunque e in ogni modo dalla parte delle vittime. Che il sangue di questi martiri sia il seme della pace e di un’umanità spiritualmente rinnovata.

noi siamo con voi

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Noi siamo con le vittime di Christchurch

noi siamo con voiNoi siamo con le vittime di Christchurch.

Negli scorsi anni abbiamo avuto sanguinosi attentati i cui autori dichiaravano di rifarsi all’Islam e di combattere una società contraria ai principi religiosi. Ora invece altre vittime, questa volta musulmani in preghiera, uccisi in due moschee da attentatori che affermano di combattere l’Islam e in genere la sostituzione, attraverso gli immigrati, della popolazione bianca. Due facce di una stessa follia. Brandelli di ideologia di facile consumo in rapida circolazione sulla rete, adatti a suscitare l’odio di giovani disperati.

Il mondo in cui viviamo è un enigma per tutti. Elementi diversi coesistono, talora in contrasto tra loro. Diffuse e spesso giustificate sono le ragioni di scontento. In ogni caso, piaccia o meno, le etnie, le culture e le religioni si mescolano sempre più, erodendo ogni facile certezza. Forte è la tentazione di chiavi di lettura semplificate, che dicano chiaramente cosa è da combattere. In qualche misura è comprensibile, ma i pericoli sono grandi.    

Quello che nessuno potrà mai negare è che le vittime, tanto dei “soldati” dell’Isis quanto dei suprematisti bianchi, sono persone inermi, colpevoli soltanto di vivere le contraddizioni di questo nostro mondo. Il loro sangue innocente è l’unica semplice verità che ci sia data.     

comunicato img        

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Asia Bibi

RfPCare amiche ed amici musulmani,
alcuni giorni fa ci siamo sentiti risollevati nell'apprendere che Asia Bibi, che nove anni fa era stata accusata
ingiustamente di blasfemia, è stata dichiarata innocente dalla Corte Suprema del Pakistan.

È di grande significato il fatto che siano stati avvocati musulmani a difendere questa donna cristiana madre di cinque figli, pur sapendo che sarebbero potuti andare incontro a ritorsioni da parte di forze estremistiche presenti nel Paese.

Queste stesse forze, molto distanti quei valori che insieme con molti di voi abbiamo portato avanti in questi anni, hanno fatto pressioni talmente violente nei confronti del governo e del Primo Ministro da indurre ad accogliere l'appello contro la sentenza di assoluzione di Asia Bibi.

Vi chiede, proprio in virtù del nostro impegno comune per costruire buoni rapporti tra le religioni in Italia, ma anche in tanti altri paesi, di fare tutto quello che è nelle vostre possibilità ai vari livelli affinché questa vicenda abbia buon esito ed Asia Bibi possa tornare finalmente in libertà e riabbracciare i suoi familiari.

Continuiamo a pregare e collaborare con persone di tutte le fedi per la libertà religiosa e la dignità umana, coerentemente con quanto anche il vostro Libro Sacro insegna.

Luigi De Salvia

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